Ghiacciaio Fellaria Orientale
Trekking,  Valtellina

IL GHIACCIAIO FELLARIA: IL SENTIERO GLACIOLOGICO LUIGI MARSON

- 7 minuti di lettura stimati -

Trekking al Rifugio Bignami e al Ghiacciaio Fellaria, in Valmalenco.

Il trekking al Ghiacciaio Fellaria attira sempre più turisti, di ogni età.
L’hanno definita l’ ”Islanda italiana”: la Valmalenco è ormai la meta indiscussa delle estati in alta quota e l’Alpe di Fellaria rappresenta l’esempio più eclatante dell’effetto dei social media.

Quanti hanno effettivamente osservato ed ascoltato i movimenti del ghiaccio?
Quanti hanno letto i cartelli che accompagnano il passo lungo il Sentiero Glaciologico Marson?
Quanti hanno osservato le tracce del passato e i segni del ghiacciaio?
Quanti si avventurano sulla fronte del ghiacciaio, noncuranti del pericolo e solo per scattare qualche foto?

Questo luogo è un vero e proprio museo a cielo aperto. Rappresenta la storia delle nostre montagne, le successioni climatiche, i fenomeni fisici legati al lavoro costante del ghiaccio e della roccia. Un gioiello da rispettare, amare, temere e da cui imparare molto. Il testimone di una grande crisi climatica, che, purtroppo, ci sta rimettendo a sue spese.

COME ARRIVARE

Da Sondrio prosegui lungo la strada provinciale 15 per attraversare la Valmalenco in direzione Campo Moro: già dall’auto puoi ammirare la bellezza di questa valle, quasi incantata. L’impetuoso fiume Mallero costeggia inizialmente la carreggiata.

Dopo il comune di Chiesa, svolta a destra in direzione Lanzada. Da qui si attraversa Campo Franscia, poi Campo Moro e si può lasciare l’auto direttamente al parcheggio situato alla base della diga dell’Alpe Gera (2024 metri di quota).

Il parcheggio è grande, ma data la consistente affluenza di questa zona soprattutto nei mesi estivi, è possibile parcheggiare anche a Campo Moro, allungando di qualche km la camminata.

Da Campo Moro è possibile visitare anche altri magnifici sentieri che attraversano la vallata e che portano ad esempio al Rifugio Cristina, Rifugio Zoia, Rifugio Ca Runcash e Rifugio Poschiavino.

TAPPA 1: IL RIFUGIO BIGNAMI

La Diga di Alpe Gera e due varianti

Diga di Alpe Gera
Diga di Alpe Gera

Per raggiungere il Rifugio Bignami occorre risalire la Diga di Alpe Gera, la diga in esercizio più alta d’Italia, e raggiungere, tramite una passerella in cemento, il camminamento principale. Fin dall’inizio potrai notare come il paesaggio è il punto di riferimento di questa valle e l’acqua ne è la protagonista indiscussa.

Dopo aver osservato l’imponente opera artificiale di ingegneria idraulica, puoi scegliere quale sentiero prendere per raggiungere il rifugio, quello occidentale o quello orientale.
Dal versante Ovest puoi costeggiare tutta la diga lungo il sentiero 305, quello ho scelto io.

Il sentiero orientale è più lungo, ma più semplice. Per non perdersi nulla, l’ideale sarebbe compiere un anello, ma bisogna calcolare bene il tempo a disposizione.

Ai piedi del Sasso Moro: il Sentiero 305

Il Rifugio Bignami è a quota 2401 metri e lo si raggiunge in circa 1 ora e 30 di cammino senza grandi difficoltà. Bisogna sempre fare attenzione a dove si mettono i piedi perché in alcuni tratti la traccia è un po’ sconnessa. Essendo comunque molto battuto, la manutenzione del sentiero e la messa in sicurezza sono costanti. Degli scalini agevolano alcuni piccoli tratti.

▲ Lungo il sentiero guardati intorno!!! Vedi le rocce verdi accanto a te? Alcune le puoi trovare per terra, altre sono immerse nel massiccio sedimentario sottostante. Osserva la luce riflessa, il verde intenso e quei tanti piccoli strati sottili: sembrano tanti fogli… Sono scisti di serpentino!

Pensa che vengono estratti dall’anno 1000 per creare le famose “piode”: lastre rocciose utilizzate specialmente per la copertura degli edifici.

Il Rifugio

Per riscaldarmi e ripararmi un po’ dalla pioviggine, ho deciso di fermarmi mezz’oretta al rifugio e rifocillarmi al caldo della sala principale. L’accoglienza è stata ottima e anche la torta ricotta e gocce di cioccolato non era niente male!😋

E non è finita qui: ho conosciuto la mascotte del rifugio, Stracciatella. Uno splendido gattone bianco e nero che mi si è appisolato sulle gambe… ci ho messo 10 minuti solo per convincermi ad alzarmi e salutarlo!

IL SENTIERO GLACIOLOGICO LUIGI MARSON

Una volta raggiunto il Rifugio Bignami, per raggiungere il Ghiacciaio Fellaria hai una grande varietà di scelta: il sentiero glaciologico si divide in A, B o C… oppure in circa 6 ore di cammino puoi farli tutti e tre ed avere una visione più completa di tutto il ghiacciaio, comprendente la parte occidentale e quella orientale.

Dal Rifugio Bignami si prosegue sul sentiero lasciando il rifugio alla tua destra. Superato un alpeggio e un piccolo torrente, si procede in salita fino a raggiungere l’antica morena glaciale.

Qui, indicato dalla segnaletica e da un cartello, si imbocca il Sentiero A che conduce, in circa 1 ora e mezza di cammino (l’ultimo tratto particolarmente ripido), ad un laghetto glaciale. Questo lago rappresenta l’ultima traccia evidente della presenza del ghiacciaio occidentale, che ora si è notevolmente ritirato.

Proseguendo si imbocca il Sentiero B, che permettere di ridiscendere la cima raggiunta tramite il sentiero glaciologico precedente e dopo 2 ore di cammino lo collega con il C.

Continuando il cammino dall’antica morena di cui ho parlato poco fa, si prosegue lungo il Sentiero Glaciologico C.

TAPPA 2: GHIACCIAIO FELLARIA – Il Sentiero Glaciologico C

Il Sentiero C, segnalato da pallini blu, conduce al Fellaria Orientale, il protagonista di tutte le foto che vedi sui social, quindi il più gettonato.

Attraverso il sentiero glaciologico si ripercorre la storia della valle: ad ogni passo puoi vedere gli antichi resti del ghiacciaio. Ad esempio ci sono delle targhette sui massi erratici spaccati dal crioclastismo, altre indicano le antiche morene glaciali, alcuni cartelli invece spiegano la storia completa del Ghiacciaio Fellaria e la sua Alpe.

In 1 ora e 30 dal Rifugio si raggiunge la meta, dopo aver attraversato un ponticello sul torrente e aver risalito i massi lungo la parete rocciosa che ti separa dal ghiacciaio. Un piccolo tratto è aiutato da una catena, ma solo per il notevole dislivello e non per l’esposizione.

Il sentiero è sempre segnalato con i pallini blu, ma è costituito principalmente da grandi massi, rilasciati dal ghiacciaio che un tempo riposava qui. Quest’ultima parte è la più impegnativa, non tanto per lo sforzo fisico, ma perché richiede una certa concentrazione ed attenzione: le rocce non sono sempre stabili.

Lago Ghiacciaio Fellaria Orientale
La fronte del Ghiacciaio Fellaria Orientale in due parti distinte

DETTAGLI DEL TREKKING E INFORMAZIONI UTILI

Parcheggio: 46.30966617956913, 9.942320867348633
Sentiero: dalla Diga di Alpe Gera al Rifugio Bignami sentiero numero 305. Dal Bignami al Fellaria Orientale Sentiero C.
Segnaletica Sentiero C: pallini blu.
Tempo solo andata dalla Diga al Rifugio: 1h30
Tempo solo andata dal Rifugio al Ghiacciaio: 1h30
Tempo totale solo andata: 3 ore
Dislivello positivo: circa 600 metri
Difficoltà: intermedio*

*Il sentiero è per la maggior parte di facile percorrenza, ma bisogna sempre stare attenti e concentrati. Non ci sono punti esposti, ma alcune rocce su cui si cammina possono essere instabili o scivolose.

▲ IMPORTANTE: LA SCELTA DEL PERIODO DEL TREKKING E’ FONDAMENTALE!
Stiamo parlando di un territorio glaciale, con terreno sconnesso e spesso scivoloso.

La valle è fredda, è probabile trovare neve e ghiaccio anche in primavera.
Periodo consigliato: ESTATE
.
Altrimenti occorre un’attrezzatura e un abbigliamento specifici.

GHIACCIAIO FELLARIA: EMOZIONANTE MERAVIGLIA O SPAVENTOSA REALTA’?

La conformazione del ghiacciaio

Il Ghiacciaio Fellaria è diviso in due lingue differenti separate dal Sasso Rosso. Quella che scende verso Sud è il Fellaria Orientale (la meta più turistica) raggiungibile attraverso il Sentiero Glaciologico C; quella che scende verso Sud-Ovest è il Fellaria Occidentale ed è visibile attraverso il Sentiero Glaciologico A e B.

Purtroppo, e la conformazione attuale della valle ce lo mostra proprio davanti ai nostri occhi, il Ghiacciaio Fellaria soffre quotidianamente della grave crisi ambientale che stiamo vivendo oggi.

L’effetto del riscaldamento

I dati lo dimostrano: nel 1850 l’estensione del ghiacciaio raggiungeva i 23 km quadrati toccando i 2100 metri di quota. Oggi, con il suo ritiro, si è spaccato in due mostrando il massiccio che ora divide il fronte orientale da quello occidentale: il ghiacciaio si è ritirato di ben 9 km quadrati. Da questa divisione, le due estensioni hanno risposto diversamente al clima: il versante occidentale si trova a quota 2750 metri, quello orientale che ho visto io a quota 2600 metri.

La fronte del Fellaria Orientale che tutti ammirano è divisa in due e lo si nota bene. La parte sovrastante raggiunge i 2900 metri di quota: da qui il flusso delle cascate glaciali è costante a ridosso della parte sottostante, che si è staccata nel 2006 ed è a quota 2600 metri. Il lago “islandese” protagonista delle foto di tutti è il risultato delle acque di scioglimento del ghiacciaio.

Pensieri in cammino

Ghiacciaio Fellaria
Emozioni ai piedi del Ghiacciaio Fellaria

Quel sabato di settembre che sono andata a vedere il ghiacciaio, l’ho salutato un’ultima volta mentre mi incamminavo sulla strada del ritorno. Proprio in quell’istante, un’ enorme massa di ghiaccio si è staccata dalla fronte superiore e l’impatto è stato accompagnato da un grande boato. Mi è venuto spontaneo pensare: meravigliosa natura… o spaventoso spettacolo? In quel momento qualcuno era felice di aver assistito a quell’evento. Ma succede ogni giorno, in un lento e inesorabile declino.

Ha senso esserne felici?

Insomma, il Ghiacciaio Fellaria è un vero testimone e protagonista della crisi climatica. C’è speranza per il suo futuro? Sembra di no. Per questo sono convinta che sia il perfetto museo a cielo aperto: una grande testimonianza del passato ci si sta sciogliendo davanti. Possiamo “sfruttarlo” finchè possiamo… come? La risposta è sempre la stessa: educazione ambientale.

Frequentiamo questi posti con un po’ di testa. Non per moda, non per i social e come dice Maurizio Gallo, ricordiamoci che “la montagna rimane un posto pericoloso se si affronta nella maniera sbagliata, nel momento sbagliato e con poca attenzione

Un altro ghiacciaio che ho ammirato quest’estate, che è anche il protagonista della mia tesi di Laurea, è il Ghiacciaio dei Forni, in Valfurva (Alta Valtellina). A questo link puoi leggere tutte le informazioni relative al trekking. Buona lettura!

Dillo a tutti!

Un commento

  • Sandra

    Hai proprio ragione Benedetta il ghiacciaio è in pericolo, purtroppo ho assistito anch’io quest’estate alla caduta di un blocco di ghiaccio che ha fatto un tonfo nel laghetto sottostante e ha attirato l’attenzione di tutti 😔
    Per quanto tempo ancora potremo vedere tanta bellezza a due passi da casa ?

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