Val Zebrù
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In Val Zebrù: un’escursione da non perdere

- 6 minuti di lettura stimati -

Anche la Val Zebrù, come la Val Grosina, rientra nei miei posti preferiti dell’Alta Valtellina.

Si trova nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio ed è un vero paradiso per gli amanti delle passeggiate in montagna.

È lunga ben 12 km.

Insomma, una di quelle camminate che non durano un’oretta, ma la vista ripaga pienamente la fatica dato che sarai ai piedi del Gran Zebrù e del Confinale.

Fatica che in realtà non è proprio così eccessiva se pensi che puoi fermarti nel punto che più preferisci oppure decidere di salire fino al mitico tetto giallo del Rifugio V Alpini.

 

Ora vediamo insieme il giro che ho fatto io.

Val zebrù

Percorri la SS 38 in direzione Bormio, arrivato al paese, segui le indicazioni per Santa Caterina Valfurva tramite la SP 29 del Gavia.

Non arriverai a Santa Caterina, ma nel paese vicino di San Nicolò, proprio all’altezza del municipio, gira a sinistra seguendo i cartelli che indicano la nostra meta.

Da questo momento la strada, sempre asfaltata, inizia a salire e in pochi tornanti raggiungerai Niblogo, frazione in cui è presente un ampio parcheggio libero a quota 1595 metri.

In alta stagione e se arrivi un po’ tardi, come ovunque in Valtellina, può essere che troverai il parcheggio completamente occupato: niente paura!

Prosegui sulla strada principale e ne troverai un altro poco più sopra, il parcheggio delle Fantelle, da dove parte un sentiero che ti porta direttamente sul tracciato principale per la Val Zebrù.

Nei dettagli trovi le coordinate di entrambi i parcheggi.

Val Zebrù

La partenza del trekking

Una volta parcheggiata l’auto non ti resta che mettere in moto le gambe!

La strada da percorrere è ben riconoscibile e indicata dai cartelli.

È un’ampia strada sterrata che collega Niblogo all’imbocco della Val Zebrù: non siamo ancora entrati nella valle e per raggiungerla ci vorrà un po’.

La strada inizialmente è del tutto pianeggiante, ma un po’ polverosa perché da qui passano le jeep:

per chi vuole infattti c’è la possibilità di prendere la navetta.

Ad esempio, alcuni prendono la jeep fino alla Baita del Pastore per percorrere a piedi solo il tratto fino al Rifugio V Alpini, di circa 600 metri di dislivello.

I cartelli indicano: sentiero 529.
Per la Baita del Pastore: 2h50
Per il V Alpini: 5h.

Ho deciso di suddividere questo articolo in più tappe in modo tale da essere chiara nella spiegazione: vediamole insieme.

Tappa 1: da Niblogo al Rifugio Campo

Percorrendo la strada sterrata in piano dovrai attraversare il torrente.

Prima su un ponticello in legno di recente costruzione – quando venivo qui da piccola non esisteva – poi sul Ponte Tre Croci.

Ti troverai ad un bivio: segui i cartelli e gira a sinistra.

Il primo tratto di questo trekking sarà all’ombra del bosco.

Costeggerai il torrente Zebrù alla tua sinistra che in questo tratto è abbastanza impetuoso, data la pendenza.

Anche la strada inizia a farsi in salita, ma è sempre ampia e a tratti cementata.

Si può dire che, se non arrivi fino al V Alpini, questo è uno dei tratti più impegnativi, specialmente per i bambini.

Ma le distrazioni sono tante: se scegli gli orari giusti gli stambecchi scendono a bere al torrente e li puoi vedere da vicino! 

Un ottimo escamotage per distrarre i bambini dalla camminata 😉

Finita la prima salita si esce per un breve tratto dal bosco.

La strada sterrata delle jeep è il tracciato principale da seguire, ma ci sono dei sentieri che tagliano di molto la traccia e passano dai boschi.

Superato di nuovo il bosco avrai davanti la vera Val Zebrù!

Un’ampia e lunga vallata attraversata dal torrente Zebrù, costeggiata da baite caratteristiche in legno e circondata da due versanti ben differenti:

uno aspro e roccioso, dove i nostri antenati hanno costruito le fortezze e le trincee della guerra;

l’altro, a destra, verde e rigoglioso, fatto di boschi e macchie di prato, dove cervi, stambecchi e camosci trovano il luogo ideale per vivere.

Spiego il motivo nel video in fondo.

Ma non perdiamoci in chiacchiere:

Sei arrivato al Rifugio Campo.

Val Zebrù
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Tappa 2: dal Rifugio Campo alla Baita del Pastore

Qui la valle dà il meglio di sè.

La strada rimane ampia e sterrata.

In diversi punti viene attraversata dalle acque di scioglimento, quindi attenzione agli orari:

la mattina presto non incontrerete acqua lungo il vostro cammino, mentre il pomeriggio all’ora di rientro potreste trovarvi ad attraversare diversi torrentelli.

A me un anno è successo e non è stato semplice tornare indietro!

Purtroppo quest’anno non c’è “pericolo”: l’acqua di scioglimento è stata davvero inesistente e me ne sono accorta soprattutto quando a scendere non ho attraversato nemmeno un rivolo d’acqua.

Molto triste.

Ma torniamo a sorridere: 

immaginatevi un’ampia vallata tutta verde, con capre, vacche e pascoli vari, il rumore del torrente in sottofondo e la strada che procede in piano.

Qui ci si riposa, le gambe e il fiato, ci si può fermare dove si vuole – sempre rispettando ciò che ci circonda. 

Mi ricordo che quando da piccolina ero stanca, andavamo a sdraiarci nei pressi del torrente.

Ora però la salita ricomincia e dobbiamo affrontare gli ultimi metri di dislivello per arrivare alla Baita del Pastore a 2166 metri:

da qui la vista è spettacolare.

Non pensare di trovare un ristorante con vista sulla valle: la baita non è gestita, viene usata dai contadini per le bestie in alpeggio.

Ho incontrato delle simpatiche capre nell’area pic-nic e per quest’anno ho deciso di fermarmi qui a godermi un po’ di relax.

Ho incontrato anche Sara e Adriano, due pazzi che stanno percorrendo tutto il Sentiero Italia, con cui abbiamo scambiato piacevoli chiacchiere.

Lascio ora la parola a Yuri che ha proseguito.

Val Zebrù
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Tappa 3: dalla Baita del Pastore al Rifugio V Alpini

Dalla Baita del Pastore inizia il tratto più impegnativo, ma al tempo stesso anche più suggestivo.

Continuando su strada sterrata, si risale il versante sinistro della vallata.

In alcuni punti si può scegliere di abbreviare il percorso seguendo dei sentieri più ripidi.

Si supera un tratto roccioso dove un masso ci ricorda della frana che scese nel 2004, da qui in avanti i prati lasciano posto ad un terreno quasi esclusivamente roccioso.

Il paesaggio che ci si mostra è a tratti Lunare.

La mulattiera prosegue fino a superare un bivacco di lamiera usato come deposito per il rifugio.

Da qui si inizia a distinguere più chiaramente il famoso tetto giallo, qualche centinaio di metri sopra di noi.

 

L’ultimo tratto lo si percorre su un sentiero che con qualche tornante fa risalire un ripido ghiaione al termine del quale si raggiunge quota 2800m e il Rifugio V Alpini.

Val Zebrù
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Dettagli del trekking e consigli utili

Parcheggio principale di Niblogo: 46.46483354357671, 10.432216441340213

Parcheggio le Fantelle: 46.466961186542825, 10.43303859323823

Lunghezza totale del percorso (A/R fino V Alpini): 23,8 km

Dislivello positivo complessivo (fino V Alpini): 1350 metri

Lunghezza e dislivello Niblogo-Rifugio Campo: 13,7 km, 500 metri.

Lunghezza e dislivello Niblogo-Baita del Pastore: 17,6 km, 660 metri.

Punti acqua: diverse fontanelle lungo tutto il percorso fino alla Baita del Pastore.

Difficoltà: media. È richiesto un minimo di allenamento a causa del dislivello. Non ci sono punti esposti, l’unico tratto più tecnico è l’ultimo pezzo verso il V Alpini che, a volte, conserva qualche nevaio anche in estate.

Val Zebrù: quando andare e cosa vedere

Il periodo perfetto per vedere la Val Zebrù è, secondo me, quello dell’estate e dell’autunno (non inoltrato).

Tieni conto che la Baita del Pastore è a quota 1266 metri, quindi qui la neve arriva presto.

Io ci sono sempre andata d’estate, ma sarei davvero curiosa di vederla tinta d’autunno.

Non solo per i suoi colori, ma anche per un altro motivo ben preciso:

qui è pieno – ma davvero pieno – di cervi.

Purtroppo nel cuore dell’alta stagione è tanto frequentata e agli occhi dei più questi dettagli potrebbero scappare.

Ma loro ci sono: nascosti sul versante destro dalle vallata, fanno capolino dai boschi per mangiare e scendono al torrente per bere.

Ogni anno che sono andata in Val Zebrù li ho visti, quindi, binocolo alla mano e abbi pazienza.

Quest’anno ho avuto così fortuna che appena sbucati dal bosco della prima tappa li ho subito visti, erano in quattro e ben visibili a occhio nudo.

Altrimenti di solito in alta stagione faccio così:

prendo la strada del ritorno sul tardi e verso le 16.00 circa mi metto comoda nei prati con il mio binocolo e osservo. A quell’ora più tranquilla scendono in basso e escono dal bosco.

Un motivo per vederli in autunno è che è la stagione degli amori:

hai mai sentito il bramito dei maschi?

È un’esperienza da non perdere.

Tanto che il Rifugio Campo a volte organizza uscite serali e notturne per l’occasione.

Ora lascia perdere i grandi erbivori e alza gli occhi al cielo, affina l’orecchio e prepara la vista:

la Val Zebrù è il regno di aquile reali e dei magnifici gipeti.

Hai in mente?

Capo bianco/arancione e grandi ali, una specie che ha avuto una storia evolutiva davvero importante e particolare, per non dire travagliata.

Magari te ne parlerò nel dettaglio nella mia rubrica Curiosi di Natura.

Per ora, goditi la mia avventura in Val Venina, sempre in Valtellina!

Dillo a tutti!

Un commento

  • Rita Cozzi

    Per ben 13 anni io e mio marito, facevamo le vacanze a San Nicolò Valfurva. Quindi abbiamo visitato tutte le malghe, i rifugi, il ghiacciaio Branca, che forse ora non esiste più. Poi andavamo in Val Viola sino al confine svizzero. Non è mai mancato il giro per il parco dello STELVIO, con prati di stelle alpine. Cervi stambecchi marmotte capre mucche aquile piccoli daini. Quanti incontri favolosi. Non sono mancati giri alle dighe di Cancano. Il passo Gavia dove abbiamo per poco evitato una tempesta.Grandi camminate viste uniche. Naturalmente Livigno non è mai mancato per una gita con gli amici. Un posto raccomandato. Forza nelle gambe e un buon fiato. Buone vacanze.

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