Camminare al freddo è una di quelle cose che, ancora oggi, divide.
C’è chi lo vive come qualcosa da evitare, da rimandare a “quando farà più caldo” e chi invece lo sente come un bisogno profondo, quasi viscerale, anche quando le temperature scendono e l’aria pizzica la pelle.
Nel mio lavoro incontro spesso adulti, educatori, insegnanti, genitori che mi dicono: “Io lo so che stare fuori fa bene, ma…“.
Quel “ma” apre sempre la porta a una lunga serie di paure, credenze, retaggi culturali legati al freddo, alla salute, al disagio, alla preoccupazione di far star male i bambini o di esporli a rischi inutili.
Qual è lo scopo profondo: perché scrivo dell'importanza di camminare al freddo?
Questo articolo nasce proprio da qui. Non per convincerti a uscire a tutti i costi, né per fare l’ennesimo elenco motivazionale con toni entusiasti e poco sostanza, ma per mettere ordine, dare basi scientifiche e restituire profondità ad un tema che troppo spesso viene banalizzato o ridotto a slogan.
Personalmente, lo non considero né una moda del momento, né una prova di resistenza da superare per dimostrare quanto siamo coraggiosi.
L'importanza di stare all'aperto, tutti i giorni
È una pratica che ha a che fare con il nostro legame profondo con la natura, con il ritmo delle stagioni e con il fatto — che spesso dimentichiamo completamente — che anche noi siamo natura, non qualcosa di separato da essa.
È un argomento che tocca anche altri temi, che vedremo in altri articoli, come quelli degli obiettivi, dei limiti, delle resistenze che spesso è la nostra mente a darci.
Ho voluto parlarne perché stare all’aperto è un invito che porto tutti i giorni con Due passi in natura, con un mantra “Ricorda: anche oggi trova il tuo modo per stare in natura“.
Buona lettura!
Cosa trovi in questo articolo
In questo articolo troverai:
- 6 motivi scientificamente fondati per stare all’aperto anche con il freddo
- una riflessione sul nostro bisogno quotidiano di contatto con l’ambiente naturale
- il concetto di biofilia applicato alla vita reale, non come teoria astratta
- esempi tratti dalla mia esperienza personale e professionale, in particolare nel contesto dell’asilo nel bosco
- esempi di formazioni e consulenze che possono tornarti utili
Stare all'aperto ogni giorno: non un'abitudine, ma una necessità biologica
Prima di entrare nel dettaglio dei 6 motivi per cui camminare al freddo fa bene, è importante fare un passo indietro e guardare il quadro più ampio.
Il tema vero non è solo camminare al freddo in sé, ma stare all’aperto con continuità, in tutte le stagioni, accettando che la natura non è sempre comoda, accogliente e piacevole (anzi…) ma che proprio per questo ci insegna qualcosa di essenziale.
Viviamo in una società che ci ha progressivamente e sistematicamente allontanati dall’esterno.
Lavoriamo al chiuso, spesso in uffici senza finestre o con finestre che non si possono aprire, ci spostiamo in auto o con mezzi pubblici chiusi, passiamo gran parte del nostro tempo davanti a schermi, in ambienti controllati, riscaldati in inverno, raffreddati in estate, illuminati artificialmente in ogni momento della giornata.
Persino l’allenamento lo facciamo al chiuso e ci inventiamo di mettere degli schermi davanti al tapis roulant per farci sembrare di essere da tutt’altra parte.
Il risultato di tutto questo è che il nostro corpo e la nostra mente hanno perso completamente dimestichezza con le variazioni naturali, con i cambiamenti di temperatura, con l’alternarsi delle stagioni, con il semplice fatto di sentire sulla pelle il vento, il freddo, l’umidità.
So che non è così per tutti, sto facendo un esempio estremo. Ma lavorando con persone di tutte le fasce di età ho notato che la resistenza al passare del tempo fuori è molto comune… o ad esempio il bambino di 3 anni che riconosce a colpo d’occhio tutti i brand automobolistici e nemmeno una pianta.
Segnali, che a me arrivano chiari.
Eppure il nostro organismo è fatto esattamente per questo: per adattarsi, per leggere i segnali dell’ambiente circostante, per rispondere in modo intelligente e flessibile ai cambiamenti di luce, temperatura, umidità, pressione atmosferica. Quando questo dialogo costante con l’ambiente si interrompe, quando smettiamo di esporre il nostro corpo a stimoli naturali, qualcosa si inceppa nel nostro sistema.
Non è solo una questione fisica, è anche mentale, emotiva, relazionale.
È qui che entra in gioco il concetto di biofilia, un termine che viene spesso citato ma raramente compreso davvero.
La biofilia è l’innata tendenza dell’essere umano a cercare connessione con la natura e con le altre forme di vita, perché ne è attratto, una necessità biologica profonda che ci accompagna da sempre.
Non è poesia, non è un concetto romantico inventato da qualche ambientalista sognatore: è biologia pura, supportata da decenni di ricerca scientifica.
Ignorare questo bisogno fondamentale non ci rende più efficienti, più produttivi o più moderni.
Ci rende solo più scollegati, più fragili, più vulnerabili ai disturbi dell’umore, allo stress cronico, alla perdita di senso… e agli squilibri, di tutte le forme.
Stare all’aperto anche con il freddo, quindi, non è un gesto eroico riservato a pochi temerari che amano l’avventura estrema.
È un modo semplice e accessibile per riattivare una relazione che abbiamo messo in pausa troppo a lungo, per ricordarci che il nostro corpo sa ancora come funzionare quando gli diamo l’occasione di fare ciò per cui è progettato.
1. Il freddo stimola il sistema immunitario in modo naturale
Uno dei primi motivi per stare all’aperto anche con il freddo (e stare all’aperto in generale), riguarda il sistema immunitario.
L’esposizione graduale e controllata al freddo aiuta il nostro organismo a diventare più resiliente, a rispondere meglio agli sbalzi di temperatura e agli agenti esterni, rafforzando le difese naturali del corpo senza bisogno di integratori o strategie complicate.
Non si tratta, ovviamente, di “prendere freddo” in modo sconsiderato, uscendo poco coperti o restando fuori fino a congelare, ma di permettere al corpo di fare esattamente ciò per cui è progettato: adattarsi, rispondere agli stimoli, allenarsi.
Un corpo umano sano è straordinario nella sua capacità di regolazione termica e di risposta immunitaria, ma solo se gli diamo occasione di esercitare queste funzioni.
Se lo teniamo costantemente in condizioni controllate, a temperatura stabile, senza mai esporlo a variazioni significative, queste capacità si atrofizzano, esattamente come un muscolo che non viene mai usato.
Nella mia esperienza concreta all’asilo nel bosco in Valtellina, dove bambini dai tre ai sei anni uscivano tutti i giorni, anche in pieno inverno, anche quando pioveva o nevicava, ho osservato una cosa molto chiara che continua a stupirmi ogni volta che la ricordo: meno malattie stagionali rispetto alla media, maggiore capacità di recupero quando si ammalavano e una gestione del freddo molto più naturale e spontanea rispetto a chi era meno abituato.
I bambini imparavano ad ascoltare il proprio corpo, a riconoscere quando avevano freddo davvero e quando invece era solo una sensazione iniziale destinata a passare con il movimento.
Il corpo impara, se lo lasciamo fare…
2. Stare all'aperto migliora l'umore e riduce lo stress in modo profondo
Camminare all’aperto, anche con temperature basse, ha un impatto diretto e misurabile sul nostro stato emotivo, non solo nel momento immediato ma anche nel medio e lungo periodo.
La luce naturale, anche quando è più tenue e filtrata dalle nuvole tipiche dell’inverno, influisce in modo determinante sulla produzione di serotonina e melatonina, i due neurotrasmettitori fondamentali per regolare il nostro ritmo sonno-veglia e per contribuire a una maggiore stabilità emotiva nel corso della giornata.
E te lo sto dicendo dalla Valtellina, a ridosso delle Orobie, esposte a Nord… da ottobre a febbraio inoltrato vedo il sole 2-3 ore al giorno e c’è anche chi è messo peggio 🙂
Il freddo, inoltre, ci costringe a essere presenti, qui e ora: non possiamo distrarci troppo, perderci nei pensieri senza prestare attenzione a ciò che ci circonda, perché il corpo chiede attenzione costante, il respiro cambia e diventa più profondo, i sensi si affinano per leggere l’ambiente con maggiore precisione. A maggior ragione se cammini in quota!
Questa presenza forzata, che all’inizio può sembrare fastidiosa, diventa in realtà uno strumento potentissimo per uscire dal loop mentale che domina le nostre giornate, per staccare davvero dai pensieri ricorrenti, dalle preoccupazioni che si ripetono in circolo.
Questo è uno degli aspetti che emergono con maggiore forza anche nelle formazioni che tengo per educatori, insegnanti e operatori del settore ambientale: stare fuori non è solo fare movimento fisico, non è solo portare i bambini a “sfogarsi” o a “prendere aria”.
È creare uno spazio mentale completamente diverso, in cui rallentare diventa possibile, in cui uscire dalla modalità automatica che domina le nostre giornate diventa non solo auspicabile ma necessario. E in questo caso non mi riferisco alle zone di montagna… ma a tutte, anche quelle di pianura, perché spesso vedere il cielo grigio, umido e la nebbia ci spinge a restare al chiuso.
Eppure, mi è capitato di confrontarmi più volte con chi mi segue – è uscito l’argomento anche sul gruppo Telegram in cui parliamo e ci confrontiamo – e la cosa è comune: seppur si faccia fatica, dopo un’uscita stiamo meglio. E mi ci metto anche io: questo inverno ho messo come priorità l’uscita, tutti i giorni. E non sempre ho voglia… ma torno a casa sempre più rinvigorita di prima e ora che lo faccio come abitudine da quasi 6 mesi, la mia mente e il mio corpo si sono abituati e “me lo chiedono”.
Iniziamo stanchi… ma uscire tutti i giorni cambia la giornata, ce la fa affrontare con energia diversa.
3. Il movimento al freddo è più efficace e consapevole
Quando camminiamo al freddo, il corpo lavora in modo diverso rispetto a quando ci muoviamo in condizioni di comfort termico.
La termoregolazione richiede energia significativa, i muscoli si attivano in modo più completo per generare calore, il movimento diventa più intenzionale perché ogni gesto conta, ogni passo ha un peso diverso.
Non si tratta di performance sportiva, di raggiungere obiettivi di chilometri percorsi o di velocità, ma di consapevolezza corporea profonda, di attenzione a come ci muoviamo nello spazio.
E sì, si può partire anche con 10 minuti al giorno, se proprio uscire con il freddo ti pesa.
Il passo si adatta naturalmente al terreno che cambia con il freddo — più duro, a volte ghiacciato, scivoloso, imprevedibile, in base a dove scegli di camminare— l’attenzione aumenta perché il corpo non può permettersi distrazioni, il dialogo costante tra corpo e ambiente diventa esplicito, tangibile.
Questo tipo di movimento consapevole è completamente diverso dal movimento meccanico che facciamo in palestra o su un tapis roulant, dove l’ambiente è sempre uguale, prevedibile, controllato.
Questo è un punto che ho visto emergere con forza particolare nei bambini dell’asilo nel bosco, dove il movimento non era mai fine a se stesso, mai un’attività separata dal contesto, ma sempre profondamente legato a ciò che li circondava.
Il terreno bagnato, la temperatura che cambiava durante la mattinata, il vento che soffiava più forte in certi punti del percorso diventavano parte integrante dell’esperienza di movimento, non ostacoli da superare ma elementi con cui dialogare, da cui imparare.
I bambini imparavano a muoversi in modo diverso a seconda delle condizioni, sviluppando una competenza motoria ricca e adattabile che difficilmente si costruisce in ambienti sempre uguali.
4. Il freddo insegna l'ascolto del corpo e il rispetto dei propri limiti
Uno degli insegnamenti più potenti e duraturi del camminare al freddo è l’ascolto profondo del corpo.
Quando siamo esposti al freddo, impariamo rapidamente a riconoscere i segnali che il nostro organismo ci manda: quando è il momento di rallentare, quando serve coprirci di più, quando è necessario fermarci e cercare riparo, quando invece possiamo continuare perché la sensazione di freddo è solo iniziale e passerà con il movimento.
Questo tipo di ascolto raffinato non si impara leggendo libri o seguendo teorie, si impara solo attraverso l’esperienza diretta e ripetuta.
In una società che ci spinge costantemente a ignorare i segnali corporei, a superare i limiti senza ascoltarli, a considerare il corpo come una macchina che deve sempre funzionare al massimo indipendentemente dalle condizioni, l’abitudine di uscire in modo costante e il freddo diventano alleati preziosi.
Ci riportano al corpo in modo immediato e non negoziabile, ci costringono a fare scelte consapevoli basate su ciò che sentiamo davvero, non su ciò che pensiamo di dover sentire o su ciò che gli altri si aspettano da noi.
In questi ultimi mesi ho iniziato a correre fuori, 1,2,3 volte alla settimana. Dipende, perché semplicemente… mi sono ascoltata. Avevo voglia di provare, mi sentivo più energica di anni fa e sto imparando a capire di più le mie sensazioni. Il corpo, le game, il respiro, i dolori intercostali, l’appoggio del piede… quando ne ho e quando proprio non ne ho e devo fermarmi. E va bene così.
Questo è un aspetto assolutamente centrale anche nel lavoro educativo con i bambini: insegnare fin da piccoli che il corpo è una bussola affidabile, uno strumento di conoscenza e di orientamento nel mondo, non un ostacolo da dominare o da ignorare.
E far comprendere anche ai genitori, che ogni corpo e ogni sensazione è diversa, è uno dei punti salienti delle mie formazioni e dei momenti di confronto: se io in questo momento ho freddo, non vuol dire che anche il mio bambino abbia per forza freddo. Giusto?
Quando un bambino impara a riconoscere il proprio freddo, a distinguere tra fastidio temporaneo e reale necessità di coprirsi, sta imparando una competenza e una consapevolezza di sè che lo accompagnerà per tutta la vita!
5. Seguire il ritmo delle stagioni ci restituisce equilibrio e senso
Camminare al freddo significa, in fondo, accettare che l’inverno esiste, che non è un periodo sbagliato dell’anno da evitare o da attraversare il più velocemente possibile per tornare alla bella stagione.
Significa riconoscere che il ritmo rallenta naturalmente, che la luce cambia e si fa più breve, che l’energia disponibile non è sempre la stessa durante l’anno, che il nostro corpo e la nostra mente rispondono alle stagioni anche se viviamo in città, anche se passiamo la maggior parte del tempo al chiuso e cerchiamo di essere più produttivi possibili, addirittura facendo lunghe liste di obiettivi e buoni propositi… finiamo dicembre che siamo stremati e iniziamo gennaio che siamo super motivati e carichi, ma come è possibile?
È possibile perché abbiamo accumulato anni a sentirci dire che a gennaio si riparte. Ma è un concetto basato sulla società e sulla produttività… non su biologia e natura.
Molti disagi che viviamo durante l’inverno, quella sensazione di fatica cronica, di umore basso, di mancanza di motivazione, nascono proprio dal tentativo ostinato di mantenere lo stesso ritmo tutto l’anno, ignorando completamente ciò che accade fuori, forzando il corpo e la mente a performare sempre allo stesso livello indipendentemente dalla stagione. Se poi ci aggiungi anche le bellissime feste di Natale, quelle che da bambini non vediamo l’ora di vivere, ma che da grandi – a volte – non fanno altro che aumentare la frenesia…
Stare all’aperto in inverno, esporsi al freddo, camminare quando l’esposizione solare è minore, ci ricorda in modo gentile ma fermo che il rallentamento non è un fallimento personale, non è un segno di debolezza o di scarsa produttività, ma una fase necessaria e naturale del ciclo annuale.
Per questo l’uscita al freddo che ti spingo a fare tutti i giorni, anche solo 10 minuti e nei ritagli di tempo, non è un’altra cosa da aggiungere alla lista o da fare di corsa o perché temiamo il giudizio degli altri (o per chissà quale altre motivo). È staccare, riposare, muovere il corpo nel modo più naturale possibile: camminando.
Nei bambini questo è chiarissimo e sempre molto toccante da osservare: in inverno i giochi cambiano spontaneamente, diventano più lenti, più raccolti, anche più silenziosi (soprattutto se nevica) i tempi si allungano perché tutto richiede più attenzione, l’energia si concentra su attività diverse rispetto all’estate.
Negare questo ritmo naturale, pretendere che i bambini siano sempre uguali in tutte le stagioni, significa perdere una parte fondamentale dell’esperienza educativa, quella che insegna il rispetto dei cicli, l’accettazione del cambiamento, la fiducia nel fatto che dopo l’inverno arriverà di nuovo la primavera.
6. Camminare al freddo rafforza il legame con la natura
Infine, forse il motivo più profondo e meno tangibile ma anche il più importante nel lungo periodo, che in fondo li collega tutti…
Stare all’aperto anche quando non è comodo, anche quando fa freddo, anche quando piove o tira vento – in sicurezza eh, sia chiaro – ci aiuta a costruire una relazione più completa con l’ambiente naturale.
La natura non è sempre accogliente, luminosa, piacevole, instagrammabile.
Non è sempre il tramonto perfetto sulla spiaggia o la passeggiata nel bosco in una giornata di sole.
È anche nebbia fitta, pioggia battente, vento che ti taglia la faccia, fango che ti infanga le scarpe, freddo che ti penetra nelle ossa.
Eppure questa è la natura di casa nostra, per diversi mesi all’anno…
ed è proprio attraversando anche le sue fasi più scomode, più difficili, più sfidanti che impariamo davvero il rispetto, la cura, il senso del limite, l’umiltà di fronte a forze più grandi di noi.
È lì che la relazione con la natura smette di essere consumistica — vado fuori solo quando mi va, solo quando le condizioni sono perfette — e diventa relazione… che include anche il disagio, la fatica, l’accettazione di ciò che non possiamo controllare.
Questo vale per gli adulti, ma ancora di più per i bambini che stanno costruendo il loro rapporto con il mondo naturale.
È uno dei motivi fondamentali per cui, nel mio lavoro di consulenza e formazione, continuo a sostenere con forza l’importanza di un’educazione all’aperto che non sia stagionale, limitata ai mesi più caldi, o occasionale, ridotta a qualche uscita sporadica quando il tempo è bello, ma quotidiana, continuativa, presente in tutte le stagioni. E ripeto, perché le critiche arrivano chiedendomi dove abito… sono in Valtellina, non al sud…
Educazione all'aperto: esperienza personale e lavoro sul campo
La mia esperienza diretta in un asilo nel bosco, dove i bambini escono quasi tutti i giorni – il quasi dipende dalle attività didattiche già programmate – ha consolidato queste convinzioni che prima erano più teoriche.
Ho visto con i miei occhi bambini diventare più sicuri nel movimento, più autonomi nelle scelte, più capaci di ascoltare se stessi e gli altri, più resilienti di fronte alle difficoltà.
Ho visto famiglie cambiare completamente sguardo sul tema del freddo e dell’uscire, superare paure radicate che pensavano insuperabili – come l’ammalarsi a causa delle basse temperature… – iniziare a fidarsi del corpo dei propri figli e della loro capacità di adattamento.
Ho visto genitori che all’inizio non erano proprio convinti di mandare i figli fuori con il freddo, che arrivavano con pile di vestiti pesanti e richieste esplicite di tenere i bambini sempre coperti, trasformarsi – piano piano, ognuno al suo tempo – in persone che uscivano nel weekend con i figli anche quando non era strettamente necessario, che iniziavano a camminare di più, che riscoprivano il piacere di stare all’aperto in tutte le stagioni.
Questa trasformazione è avvenuta attraverso l’esperienza diretta e la fiducia nelle educatrici… ho dedicato personalmente molta attenzione nel comunicare questi aspetti con trasparenza e senza tabù a tutte le famiglie, dedicando tempo ed energie a questi aspetti per me fondamentali.
Il vedere i propri figli tornare felici e vitali anche dopo mattinate passate fuori al freddo, il constatare che si ammalavano meno, che dormivano meglio, che erano più sereni… vuol dire tanto.
Ed è anche da questa esperienza concreta, da questi anni passati sul campo a osservare cosa funziona davvero e cosa resta solo teoria, che nasce il mio lavoro di oggi:
formazioni strutturate per educatori e insegnanti, consulenze personalizzate per scuole e associazioni, percorsi costruiti su misura per realtà educative che vogliono affrontare questi temi con serietà, con basi scientifiche, senza improvvisazione ma anche con apertura e accoglienza. Anche perché la soluzione non è mai una e non è mai uguale per tutti… ci sono mille sfaccettature possibili, solo occorre trovarle.
Dalla pratica alla formazione: se cerchi risposte più individuali e su misura sei nel posto giusto
Come vedi, alla fine è venuto fuori un articolo davvero corposo e se hai letto fino a qui vuol dire che ti ha colpito e hai interesse per questo tema.
Forse lavori già in questo settore e cerchi strumenti per strutturare meglio le tue proposte oppure ancora hai dubbi e resistenze da parte di colleghi, famiglie, direzioni scolastiche che faticano a comprendere il valore di questa scelta.
Negli ultimi anni ho avuto modo di portare questi contenuti, nati dallo studio personale, da quello universitario e dalla pratica quotidiana nella mia professione come naturalista, anche in contesti formativi strutturati.
Nel 2025 ho ideato e realizzato insieme alla collega Valentina Pitozzi, un webinar di 4 incontri sull’educazione all’aperto e sull’educazione ambientale, rivolto ad insegnanti e genitori.
Nel 2026 ho collaborato con HabiDat APS per formare e fare chiarezza proprio sul freddo e su altri falsi miti che aleggiano intorno all’educazione (anche) all’aperto.
Collaboro dal 2023 con l’Asilo nel Bosco di Sondrio, il Picchio Rosso e curo anche la loro comunicazione su questi temi.
Se fai parte di un’associazione, di una scuola o di una realtà locale e senti il bisogno di affrontare questi temi in modo strutturato, di costruire un progetto che regga nel tempo e che abbia senso per il tuo territorio specifico, puoi contattarmi per valutare insieme una collaborazione, una formazione su misura o un percorso di consulenza che parta dalla tua situazione di partenza e dalle esigenze che davvero vuoi risolvere. In questa pagina trovi i miei affiancamenti, considera che per le associazioni del territorio la personalizzazione è più ampia.
Buone esplorazioni in natura ♥
Bibliografia:
- La “Vitamina N”: i benefici della frequentazione degli spazi verdi; Sapuppo, Uga, 2024
- Activities and outdoor play: Their benefits for physical, cognitive, and social learning and well-being; Natalini, Orecchio 2022
- Esposizione indiretta alla natura: risorsa per la rigenerazione dell’attenzione e il benessere psicologico; Simoni, 2022
- Benefits of outdoor sports for society. A systematic literature review and reflections on evidence Eigenschenk et Al, 2019.
- Josephine Worseck, Il potere di guarigione del freddo, Edizioni Il punto d‟Incontro, 2022








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