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Le specie invasive: un problema da risolvere

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I giusti termini

Quando parlo di specie invasive mi riferisco a

tutti quegli organismi che vivono in un ambiente diverso dal loro habitat di origine e che creano danni al nuovo ecosistema.

Parliamoci chiaro, non è una definizione molto semplice da spiegare.

Ci sono in gioco diversi termini che sono la base delle Scienze Naturali.

Chi mastica ecologia e conservazione della natura quindi mi permetterà di fare una breve introduzione all’argomento,

anche se un breve ripasso non fa mai male a nessuno!

specie invasive

Cosa sono le specie invasive

Prima di parlare di specie invasive devo per forza soffermarmi su un altro termine.

Le specie alloctone, chiamate anche esotiche o aliene, sono tutti quegli organismi che vengono introdotti dall’uomo in un nuovo areale.

In pratica – per diversi motivi che poi vediamo insieme –

un animale, un vegetale o anche solo un seme o un uovo vengono presi e spostati, magari dalla parte opposta del pianeta.

Queste sono appunto specie alloctone, al contrario di quelle autoctone che vivono nel territorio in cui sono sempre vissute.

Quindi, per parlare di specie invasiva bisogna prima avere a che fare con una specie alloctona.

 

Poi, se quest’ultima diventa seriamente dannosa per il nuovo territorio in cui è stata introdotta, la si può definire invasiva.

Quando un’introduzione diventa un problema?

Non pensare che questo succeda in tempi geologici!

Soprattutto alcuni tipi di specie, solitamente ben adattabili ai cambiamenti e che non richiedono risorse troppo specifiche per vivere, possono diventare dannose e invasive nel giro di pochissimo tempo.

Spesso, quando ce ne accorgiamo è troppo tardi.

Ma cosa significa di preciso?

Significa che la specie che viene introdotta, accidentalmente o deliberatamente, prende il controllo del nuovo areale.

 

Diventa così una specie dominante, che in pratica non deve temere nessun altro e sovrasta le specie autoctone del territorio.

specie invasive

Come viene introdotta una specie invasiva

Pensando a come viviamo oggi mi verrebbe da dire che questo problema era inevitabile.

Lo sviluppo della tecnologia, la globalizzazione, l’aumento esponenziale dei trasporti sono solo alcuni esempi che mi vengono in mente che hanno portato allo spostamento di organismi viventi.

Ho detto “alcuni” perché può essere che una specie venga spostata in modo accidentale.

Molte però sono state introdotte in un nuovo areale in modo volontario da parte dell’uomo:

questo aspetto è quello che si poteva benissimo evitare.

Ecco quindi alcuni esempi di come sono state introdotte delle specie che poi sono diventate invasive:

  • 𝗜𝗻𝘁𝗿𝗼𝗱𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 deliberate per la caccia o per fini estetici (hai capito bene!!!) ed economici
  • Diffusione dalle 𝗰𝗼𝗹𝘁𝗶𝘃𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶, come succede oggi con tanti insetti dannosi
  • 𝗙𝘂𝗴𝗮 dagli allevamenti, come è successo con la nutria in Italia
  • 𝗖𝗼𝗺𝗽𝗿𝗮𝘃𝗲𝗻𝗱𝗶𝘁𝗮 di piante esotiche
  • 𝗔𝗯𝗯𝗮𝗻𝗱𝗼𝗻𝗼 o fuga di animali da compagnia come è successo con lo Scoiattolo Grigio in Italia
  • 𝗧𝗿𝗮𝘀𝗽𝗼𝗿𝘁𝗶 accidentali

Basta pensare che una delle maggiori vie di invasione è l’acqua di zavorra delle navi:

di certo questo non ti era mai venuto in mente!

In pratica, l’acqua viene scaricata nel porto di arrivo e con essa vengono rilasciate tantissime specie che quindi si ritrovano in un luogo diverso da quello della partenza!

La maggior parte di queste non resistono al cambiamento.

Altre però trovare un ambiente favorevole – e in alcuni casi persino migliore vista la mancanza di predatori – e diventano così invasive e dannose.

specie invasive

Specie alloctone in Italia che creano danni: esempi

Alcune delle specie alloctone che sono diventate invasive e hanno dato parecchi problemi, alcune anche in Italia, sono ad esempio:

 

  • Il procione
  • La nutria
  • Il cinghiale (è autoctono in alcune zone d’Italia, ma invasivo!)
  • Lo scoiattolo grigio
  • Il gambero della Louisiana
  • Il siluro
  • La testuggine palustre americana (quella piccola creatura pucciosa dalle guance rosse che regalano ai bambini che poi diventa enorme e ingestibile e quindi viene liberata in natura).
specie invasive

I danni provocati in italia

Abbiamo detto che una specie invasiva causa dei danni.

Questo è riduttivo dato che l’introduzione di specie invasive è una delle maggiori cause – insieme all’inquinamento e al cambiamento climatico – di distruzione della biodiversità.

C’è persino un sito dedicato… questo qui!

Te ne sei mai accorto?

Io non credo perché, salvo alcuni casi, la maggior parte delle specie invasive causa problemi ad altre specie animali o vegetali, andando a colpire la biodiversità dell’ecosistema e non direttamente l’uomo.

Questo è un grande problema perché il cittadino medio spesso non vede e non sente la gravità della situazione,

soprattutto non è consapevole di cosa implica una diminuzione continua della biodiversità nel suo territorio, finché il danno non è talmente grande da aver toccato il punto di non ritorno.

Ecco quindi alcuni danni causati dalle specie invasive nel territorio italiano:

 

  • diffusione di nuovi virus all’uomo (Zanzara tigre)
  • minaccia di estinzione alle specie autoctone (Testuggine palustre americana, Scoiattolo grigio, Gambero rosso della Louisiana … )
  • danni ingenti alle coltivazioni, agli argini e alle opere idrauliche causando rilevanti danni economici (Nutria)
  • ibridazione con la fauna autoctona
specie invasive

Soluzioni: esistono davvero?

Ultimamente il problema delle specie invasive sta diventando davvero tanto consistente.

Non sto parlando solo dell’Italia, ma dell’intero pianeta.

Ci sono specie di uccelli, anfibi e rettili che si sono estinte – non esistono proprio più – a causa dell’introduzione di specie.

Ora sto considerando solo gli animali perché me ne intendo di più, ma il discorso vale anche per vegetali e funghi.

Data l’emergenza in corso, sono stati fatti dei passi avanti dal punto di vista legislativo nel 2014.

Io però sono convinta che ogni singolo cittadino potrebbe – e dovrebbe – fare del suo meglio per combattere questo problema e non essere egli stesso il mezzo di trasporto di nuove specie.

Come?

Basta un po’ di accortezza.

E soprattutto basta essere informati:

ecco perché ho deciso di fare questo articolo!

Per renderti consapevole e informato su quello che sta succedendo, in modo tale da far girare le voce e fare tutti un piccolo passo avanti.

Le rivoluzioni si fanno così 🙂

Ecco quindi alcuni miei consigli su come puoi fare per migliorare – o comunque per non peggiorare – la situazione:

 

  • evita di comprare animali da compagnia esotici
  • se compri, evita di disperderli nell’ambiente. Devono essere sempre sotto il tuo controllo, anche quando sono ahimè diventati troppo grandi o hanno fatto troppi piccoli. Ti sei preso una responsabilità e come tale devi mantenerla!
  • denuncia a chi di dovere se possiedi un animale potenzialmente invasivo
  • non dare da mangiare agli animali selvatici: potrebbero abituarsi alla tua presenza e all’abbondanza di cibo
  • fai attenzione anche alle piante che metti in giardino, i semi si diffondono molto velocemente
  • quando visiti siti naturalistici particolari – come grotte o riserve naturali – pulisciti le scarpe. Potresti portare con te semi o uova e trasportarli chissà dove!
  • se incontri specie esotiche segnala la loro presenza, non aspettare che siano troppe!
  • tieni i tuoi animali da compagnia in casa.
specie invasive

In conclusione

Io in questo caso non ho voluto toccare l’argomento delle specie domestiche, i nostri animali da compagnia che abbiamo accanto a noi tutti i giorni – tra l’altro, hai visto che ora siamo in tre?

Anche questo però è un argomento importante da conoscere e ne parlerò più avanti anche se spesso causa discussioni e fraintendimenti.

Siamo noi la causa del nostro male.

Non potrei essere più cruda e sincera di così.

E la cosa che mi dispiace di più è che la maggior parte delle persone non sono minimamente a conoscenza di questi fatti per il semplice motivo che le problematiche ambientali sono spesso messe in secondo piano dai media.

Ci sarebbe da aprire un intero capitolo su questo argomento, ma non mi dilungo.

Quindi, se ti è piaciuto questo articolo metti un like e condividilo con tutti!

Il passaparola è un bel modo per divulgare ♥

 

Mi consigli un argomento per il prossimo curiosi di natura?

Qui puoi trovare altri articoli sulla natura.

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Costiera dei Cech: escursione all’Alpe Bassetta e Cima Brusada

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Stai percorrendo la SS 36, hai da poco passato tutte le gallerie e finalmente ti godi un po’ il paesaggio.

Il lago di Como è al tuo fianco.

Alzi lo sguardo e vedi le montagne.

Eccolo lì, il trivio di Fuentes.

Ora devi decidere:

Valtellina o Valchiavenna?

Qualunque strada tu scelga, l’Alpe Bassetta e la Cima Brusada sono proprio davanti a te.

Se sai dove cercare, le troverai facilmente…

 

Alpe Bassetta Cima Brusada Costiera dei Cech

Inquadramento geografico: come arrivare

La Cima Brusada e la sottostante Alpe Bassetta sono proprio le prime montagne delle Alpi Retiche raggiungibili dal versante valtellinese.

Ecco perché è semplice individuarle anche dalla strada!

Per raggiungere la partenza dell’escursione di oggi devi arrivare al paese di Cino, un piccolo borgo a mezza costa situato a 504 metri di altitudine e superarlo salendo fino alla località Prati Nestrelli.

Siamo nella Costiera dei Cech.

Da Cino in poi il transito è consentito solo tramite il pagamento di un pedaggio (5 euro al giorno): fermati alla Trattoria del Pellegrino, in centro al paese, per prendere il ticket.

Poi torna indietro di un paio di tornanti e segui le indicazioni per il centro sportivo, quindi continua fino ai Prati Nestrelli dove puoi parcheggiare a bordo strada.

Se vuoi vedere com’è la strada ti consiglio di dare un’occhiata al video che trovi in fondo.

 

La partenza

L’escursione parte proprio dalla strada:

un sentiero sulla sinistra sale dolcemente nel bosco.

La partenza è a quota 1200 metri e il sentiero è facilmente riconoscibile grazie alle chiare indicazioni.

I cartelli infatti indicano circa 1h30 di cammino per l’Alpe Bassetta.

Tra l’altro, stai camminando sul Sentiero Bonatti!

Il percorso inizialmente è all’ombra del bosco, dall’autunno camminerai su un letto di foglie.

Ogni tanto però le fronde degli alberi si aprono e si scorge il versante orobico, Cino, il Legnone e il lago in lontananza.

 

Alpe Bassetta Cima Brusada Costiera dei Cech
Alpe Bassetta Cima Brusada Costiera dei Cech
Alpe Bassetta Cima Brusada Costiera dei Cech

Tappa 1: l’Alpe Bassetta

Dopo circa 30 minuti di cammino, un nuovo cartello indica un altro crocevia di sentieri.

Tu segui sempre l’Alpe Bassetta procedendo in leggera salita sul prato.

Il sentiero continua ad alternarsi tra tratti nel bosco e altri più aperti su terreno erboso, il tutto in qualche leggero sali-scendi.

Superato l’ultimo boschetto, dopo un’ora di cammino dal secondo cartello, ecco l’alpe Bassetta ben visibile.

Attraversa quindi il prato di fronte a te:

sei arrivato alla prima tappa di questa escursione!

Finora hai percorso circa 500 metri di dislivello e l’escursione potrebbe anche finire qui.

Noi abbiamo deciso di proseguire, ma ti avviso che la prossima tappa è per escursionisti esperti.

 

Alpe Bassetta Cima Brusada Costiera dei Cech
Alpe Bassetta Cima Brusada Costiera dei Cech

Tappa 2: la Cima Brusada (EE)

In realtà questo dettaglio non è indicato dai cartelli – o meglio, dai pochi che ci sono – ma non me la sento di consigliare questo tratto come adatto a tutti.

Ora ti spiego il perché.

Lasciata alle spalle l’alpe Bassetta e i suoi magnifici cavalli, prosegui in direzione della cima che hai di fronte.

In breve attraverserai un rado boschetto, il sentiero per ora procede su un manto erboso intervallato a qualche roccia qua e là. Sei al Passo Culmine.

Qui la pendenza è più accentuata rispetto a prima e ben presto la roccia avrà preso il sopravvento:

dovrai camminare lungo la cresta della montagna.

Ora, voglio essere sincera:

i cartelli qui sono inesistenti, c’è qualche ometto, ma per chi non conosce bene la zona è facile perdersi.

Cosa che a noi è successa:

per sbaglio abbiamo preso una traccia sbagliata che procedeva sulla sponda destra, lungo i prati;

così abbiamo dovuto risalire il fianco della montagna per riprendere il sentiero.

Questa deviazione c’è costata un po’ di tempo, ma si sale talmente velocemente che ben presto siamo arrivati alla cima.

Che dire, il panorama da qui merita davvero tanto.

Si vede tutto, a 360°, dalla Valtellina, alla Valchiavenna, alla Brianza in lontananza.

Noi quel giorno siamo stati davvero fortunati:

si vedeva il Monte Rosa!

Ah, dimenticavo.

Siamo saliti ad ottobre e in cima c’era un po’ di neve, soprattutto ghiacciata:

anche per questo ti dico di affrontare questo tratto solo se sei esperto e con la giusta attrezzatura.

 

Alpe Bassetta Cima Brusada Costiera dei Cech
Alpe Bassetta Cima Brusada Costiera dei Cech

Il ritorno

Vedendo le difficoltà dell’andata, abbiamo deciso di percorrere lo stesso sentiero per tornare indietro.

Scendere di nuovo all’Alpe Bassetta ci ha fatto rendere conto del punto in cui abbiamo sbagliato strada:

avremmo dovuto continuare per tutto il tempo sulle rocce rimanendo in cresta,

ma probabilmente abbiamo seguito la traccia di qualche ungulato che al momento ci è sembrata molto più definita rispetto al sentiero su roccia.

 

Alpe Bassetta Cima Brusada Costiera dei Cech
Alpe Bassetta Cima Brusada Costiera dei Cech

Dettagli del trekking e consigli utili

Parcheggio zona Prati Nestrelli: 46.169824747793434, 9.49384290217637

Lunghezza totale: 8,8 km

Dislivello fino Alpe Bassetta: 500 metri

Dislivello positivo totale: 950 metri

Difficoltà Alpe Bassetta: facile. Non ci sono punti esposti.

Difficoltà Cima Brusada: solo per escursionisti esperti. Non ci sono punti attrezzati. Consiglio ramponcini da ottobre o in caso di nevicate. 

Pubblicare certi tipi di escursioni non è sempre facile.

Non fraintendermi, questa è una cima che non vedo l’ora di rifare perché la pace che ho provato una volta arrivata su l’ho sentita in pochi altri posti.

Ma ogni volta che torno a casa mi chiedo:

questo giro lo racconto o lo tengo per me?

Ci sono posti che preferisco tenere “segreti” perché ancora incontaminati. Questo lo è, ma in questo caso il mio dubbio non riguardava l’ambiente naturale, ma la sicurezza.

Siete in tanti e voglio essere sicura che ognuno di voi sia in grado di capire quando è giusto fermarsi e quando invece si è in grado di continuare a camminare.

Io questa volta ho voluto darti fiducia:

so che se non sei esperto non ti avventurerai su questa cima.

E se miri a questo, ecco il mio consiglio:

allenati. Tanto, tutti i giorni, aumenta gradualmente il livello di difficoltà.
E per i posti più impervi, cammina al fianco di una guida.

Un abbraccio,
Benedetta

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Via degli Dei

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La Via degli Dei è un cammino bidirezionale tutto italiano che collega Bologna e Firenze.

Attraversa l’Appennino, ben due regioni – l’Emilia Romagna e la Toscana – e può essere percorso in 5 o 6 tappe.

Si sviluppa per circa 130 km, per un dislivello positivo totale di quasi 5000 metri.

La Via degli Dei è stata il mio “viaggio di laurea” e l’ho scelta come mio primo cammino.

Decisione che rifarei altre mille volte perché è stata un’esperienza unica che ti consiglio di fare, anche se eviterei di sceglierla come primo cammino se non si è abituati alla montagna e ai sali-scendi.

 

via degli dei

Prima di scegliere la Via degli Dei come prossimo cammino

Voglio dirti una cosa che qualsiasi viandante dovrebbe sentirsi dire prima di affrontare questo percorso:

viene spacciata per un cammino, ma non immaginarti lunghe distese di km in piano e qualche raro sali-scendi.

No!

La Via degli Dei è un trekking vero e proprio che non va preso sottogamba.

Per essere affrontata nel migliore dei modi e soprattutto per godersela occorre essere allenati.

Quindi non ti dirò “fai lo zaino e parti domani”!

Anzi, studia i dettagli, prepara lo zaino al meglio, allena il tuo corpo e la tua mente ad affrontare dislivelli, sentieri e asfalto.

Ora vediamo insieme tutte le informazioni utili.

 

via degli dei
via degli dei

Quando partire

Ho completato la Via degli Dei a maggio 2021.

Prima di dirti qual è il periodo migliore per affrontarla, voglio dirti questo.

Tieni conto che i sentieri dell’Appennino in caso di pioggia possono essere veramente scivolosi e pieni di fango – cosa che ho sperimentato di persona – quindi in qualunque periodo decidi di andare tieni d’occhio il meteo prima di partire.

E…

se diluvia ricordati che puoi rinunciare: rimandare a volte è meglio che insistere!

Detto questo, la Via degli Dei è perfetta da maggio a settembre.

In estate però può fare davvero caldo: soprattutto durante le prime due tappe camminerai anche su asfalto e sotto il sole, due elementi che possono rendere il tragitto più complicato e faticoso.

Io ho scelto di andare a maggio anche perché come prima esperienza di cammino avevo voglia di godermi l’Appennino nel silenzio.

Infatti ho camminato per quasi tutte le tappe da sola con il mio compagno, senza incontrare nessuno.

Ogni cammino però è anche fatto di incontri e persone speciali quindi ti direi di scegliere una via di mezzo;

è molto piacevole camminare da soli ma a volte un po’ di compagnia non guasta! Poi ovviamente dipende dai gusti 😉

via degli dei
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Come raggiungere la partenza

Bologna è davvero comoda da raggiungere e anche Firenze.

Essendo due delle città principali del centro Italia sono collegate dalla rete ferroviaria: mi piace tanto quando si possono rendere i cammini più sostenibili.

In pratica inizi ad essere un viandante a tutti gli effetti a partire dalla porta di casa!

Quando ho fatto la mia Via degli Dei ho scelto di spostarmi con Italo. Tra l’altro, prova a controllare sul sito perché ci sono sempre delle offerte e sotto i 25 anni si paga meno!

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Le tappe

Ho scelto di percorrere la via “classica” partendo da Bologna e arrivando a Firenze, ma c’è anche chi fa il contrario – per esigenze personali.

La mia idea era quella di percorrere la Via degli Dei in 5 tappe in modo tale da sfruttare il sesto giorno per visitare Firenze.

Per sicurezza non ho prenotato l’alloggio dell’ultima tappa e di Firenze e… ho fatto bene!

Infatti, uno dei motivi per cui non dimenticherò mai il primo cammino è questo: durante la mia via degli Dei ho affrontato 3 giorni di trekking sotto il sole e gli altri 3 giorni sotto il diluvio incessante!

È stata una dura prova e una bella soddisfazione al tempo stesso.

.. E proprio a causa del diluvio che non ci dava tregua – e qualche mio dolorino – ho scelto di allungare l’ultima tappa. Ho raggiunto Firenze il sesto giorno di cammino.

Essendo la mia prima esperienza di trekking di più giorni ho avuto modo di ragionare e pensare sulle decisioni prese e soprattutto di analizzare la risposta del mio fisico al ritmo del cammino.

Il giorno dell’arrivo mi sono resa conto quindi che dividere le tappe in 5 giorni è del tutto fattibile se sai come distribuire bene i chilometri giornalieri.

La Via degli Dei in 5 giorni

Se vuoi percorrere la Via degli dei in 5 giorni, ti consiglio quindi queste tappe:
Bologna – Monte Adone
Monte Adone – Madonna dei Fornelli
Madonna dei Fornelli – Monte di Fò
Monte di Fò – Tagliaferro
Tagliaferro – Firenze

Anche se questo significherebbe evitare di alloggiare in uno degli affittacamere più belli di tutto il cammino!

Come ti dicevo, io ho scelto di fare 6 tappe.

Ecco quindi una loro breve descrizione, le racconterò più nel dettaglio nella mia newsletter!

Tappa 1

Bologna – arrivo ai piedi del Monte Adone: 27 km circa

Si parte da Piazza Maggiore e si seguono le indicazioni per il Santuario di San Luca.

In men che non si dica infatti raggiungerai i famosi portici che, con 666 archi e altrettanti scalini, ti porteranno fino allo splendido santuario che è in una posizione sopraelevata.

Già da qui puoi ammirare una bella vista – se non c’è nebbia.

Lasciato il santuario si entra nel bosco e un facile sentiero ti porta al Parco Talon

Ti stai allontanando sempre di più da Bologna e il paesaggio sta già cambiando: costeggerai il Reno per diversi km attraversando Casalecchio sul Reno lungo un sentiero decisamente umido che può essere molto fangoso in caso di pioggia.

In questo caso controlla la situazione del percorso: è consigliato un altro tracciato in caso di fango.

Si sale ai Prati di Mugnano e si raggiunge la fine della prima tappa, che io ho scelto di terminare prima di salire sul Monte Adone.

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Tappa 2

Monte Adone – Madonna dei Fornelli: 22 km circa

Si sale sul magnifico Monte Adone e poi si scende a Brento, in direzione di Monzuno. Questa tappa è quella con più asfalto, che però può essere evitato attraversando i prati – attenzione alle zecche.

Si arriva a Monzuno più o meno all’ora di pranzo e se hai fortuna puoi ristorarti direttamente al mercato di paese con prodotti tipici.

Da Monzuno la salita inizia a farsi sentire perché bisogna raggiungere Monte Galletto – ben visibile fin da Monzuno grazie al suo enorme ripetitore – e poi si scende fino a Madonna dei Fornelli attraversando un’ampia strada sterrata che costeggia il parco eolico.

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Tappa 3

Madonna dei Fornelli – Monte di Fò: 17,5 km circa
Questa è una delle tappe più corte, ma anche più impegnative per quanto riguarda il dislivello. Anche se le quote non sono elevate si deve infatti raggiungere il Passo della Futa, il punto più alto, e entrare in Toscana.

Per me questo è anche uno dei tratti più belli perché si è quasi sempre all’ombra del bosco, verdissimo in primavera, e perché si vede finalmente l’antica Flaminia militare e il cimitero germanico della Futa

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Tappa 4

Monte di Fò – San Piero a Sieve: 21 km
Dalla terza tappa in avanti la pioggia ci ha dato il benvenuto!

Dopo aver alloggiato a Monte di Fò si torna indietro di pochi passi per riprendere il sentiero principale della Via degli Dei.

Anche in questo caso il dislivello si fa sentire: si deve raggiungere Monte Gazzaro e poi scendere fino al paese di San Piero a Sieve.

La cima di Monte Gazzaro è “facoltativa”: è segnalata come percorso impegnativo e quindi la si può aggirare prendendo il sentiero a destra al bivio – seguendo il percorso per le biciclette.

Noi abbiamo scelto di salire anche con la pioggia: la parte più tecnica da percorrere è la discesa dalla cima – un po’ ripida e scivolosa soprattutto se piove – ma il sentiero è affiancato da una fune di metallo che ti aiuta e non abbiamo avuto problemi.

via degli dei
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Tappa 5

San Piero a Sieve – Vetta Le Croci

Qui abbiamo deciso di dividere l’ultima tappa – che sarebbe di 33 km – in due.
Così, da San Piero a Sieve si raggiunge Vetta Le Croci, salendo per i magnifici boschi di Monte Senario, un luogo che merita una sosta.

Noi lo abbiamo visto immerso nella nebbia e nella pioggia ed era davvero suggestivo. Da qui si dovrebbe già intravedere Firenze.

*questa tappa con la pioggia è davvero difficile. Il sentiero è diventa fangoso e si formano rivoli e torrentelli che, affrontati in salita, aumentano sicuramente la fatica!

Tappa 6

Vetta Le Croci – Firenze

L’ultima tappa è quella più veloce, a parer mio, perché ormai sei arrivato. Dopo Vetta Le Croci si torna indietro un pochino per riprendere il sentiero principale che attraversa dei magnifici prati alla volta di Firenze. Si raggiunge quindi Fiesole.

Da Fiesole ci sono due alternative: la maggior parte dei viandanti segue la più breve – che però è quasi tutta su asfalto e dicono che non sia così bella – mentre l’altra è un po’ più lunga e attraversa il bosco.

Noi abbiamo scelto la seconda alternativa che è il percorso originario della Via degli Dei e mi è piaciuta molto. Si attraversa Firenze fino ad arrivare a Piazza della Signoria e terminare la Via degli Dei!

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Come orientarsi

La Via degli Dei è stata inizialmente sistemata negli anni ’90, quando durante gli scavi archeologici è emersa la Flaminia Militare.

Da allora il percorso è state reso fruibile al meglio, mappato e segnalato.

Sulla Via degli Dei è difficile perdersi, ma consiglio sempre di avere con sé una carta escursionistica – che puoi trovare all’InfoPoint in centro a Bologna quando ritiri la credenziale – e le tracce GPS.

Il percorso è sempre più gettonato tanto che esistono anche delle applicazioni con i dettagli del percorso, come quella ufficiale Walk+.

Durante la mia Via degli Dei ho utilizzato l’app SloWays e mi sono trovata molto bene.

La segnaletica è davvero frequente e ben visibile. 

via degli dei
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Dove mangiare e dormire: la mia esperienza

Inutile dire che in Emilia Romagna e in Toscana si mangia bene, eh?!

Il viandante felice e soddisfatto è quello che arrivato a fine tappa non vede l’ora di una buona cena per ricaricare le energie.

E così è stato per me!

Io solitamente durante il percorso mangio qualcosa di veloce, come della frutta o un panino e preferisco mangiare qualcosa di più sostanzioso per cena. Ho fatto così anche sulla Via degli Dei e mi sono trovata bene.

Durante le prime tre tappe infatti non avrai problemi a trovare alimentari e bar sul percorso, mentre nelle tappe 4 e 5 è più difficile, ma con un po’ di organizzazione non rimarrai a stomaco vuoto.

Per quanto riguarda gli alloggi, la Via degli Dei è davvero ben attrezzata. Difficilmente rimarrai senza un letto, ma ti consiglio di prenotare con largo anticipo soprattutto se la affronterai nei periodi più gettonati.

Ecco gli alloggi che ho scelto io:

Nella maggior parte degli alloggi puoi scegliere se dormire in camerata o in stanza privata, con cena e colazione inclusa.

Io sono contenta di quasi tutte le scelte che ho fatto, ma ti racconterò i dettagli di queste esperienze per e-mail – così posso chiacchierare senza stancarti 🙂

 

via degli dei
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Alcune curiosità sulla Via degli Dei

La Via degli Dei è un percorso non religioso che segue antiche mulattiere dei tempi dei romani.

In centro a Bologna infatti puoi ritirare la credenziale e raccogliere i timbri delle diverse tappe: non è un passaporto religioso ma un bel ricordo da tenere con te a casa.

Il nome del cammino deriva dal fatto che quasi tutti i paesi e monti che si oltrepassano hanno il nome di un dio! Monte Adone, Monzuno (Monte di Giove), Monte Venere…

Consigli utili

Il percorso devo dire che è ben tenuto. Tenendo in considerazione che lo abbiamo fatto sotto la pioggia incessante e non abbiamo riscontrato pericoli o difficoltà eccessive – oltre al camminare sul fango in sè – sono stata davvero soddisfatta.

La disponibilità di acqua lungo il tracciato è frequente.

Ti consiglio però di non fare affidamento solo alle fontanelle. Porta con te la giusta riserva d’acqua, soprattutto in estate!

Se decidi di fare la Via degli Dei in piena estate tieni conto anche di un’altra cosa: è un cammino sempre più gettonato, ultimamente lo definirei proprio famoso, e sono tanti i viandanti che intraprendono questa via.

Quindi prenota con largo anticipo tutte le strutture o rischierai di avere problemi con gli alloggi.

La Via degli Dei è percorribile anche in mountain-bike e e-bike! Raggiungerai Firenze in uno o due giorni, in base al tuo allenamento. In alcuni tratti il percorso per bici si discosta da quello dei viandanti, per ovvi motivi.

È possibile anche fare la Via degli Dei in tenda! Tanti albergatori e ristoratori del luogo infatti danno la possibilità di alloggiare con la tua tenda nella loro proprietà – pagando ovviamente. Ci sono anche diversi camping attrezzati.

L’unico consiglio che ti voglio dare in questo caso è di evitare il campeggio libero – oltre al fatto che è vietato – anche perché sull’Appennino Tosco-Emiliano la presenza dei cinghiali è molto frequente.

Spero che questo contenuto ti sia stato utile per organizzare la tua Via degli Dei.

Per aiutare altri viandanti, qui sotto puoi condividerlo sui tuoi social preferiti!

Se invece è un cammino che hai già fatto puoi raccontare nei commenti la tua esperienza così raccogliamo qui diversi punti di vista.

Se hai domande e hai bisogno di altri dettagli, scrivimi! Risponderò nel giro di poche ore.

Altrimenti, aspetta la newsletter per scoprire nuove curiosità e le mie impressioni più sincere su questo cammino.

Per scoprire un altro cammino guarda qui.

Un abbraccio,
Benedetta ♥

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Chi sono

Mi chiamo Benedetta, sono una naturalista e una blogger.

Non mi piace però dare etichette.

Per questo non mi voglio soffermare su questi due aspetti, ma raccontarti, come in una chiacchierata tra amici, chi sono.

Amo la natura fin da quando sono bambina così, crescendo, ho deciso di studiarla in ogni sua sfaccettatura.

Mi sono così laureata in Scienze Naturali.

chi sono due passi in natura
autrice di due passi in natura

Devi anche sapere che per un po’ mi sono allontanata da questo mondo.

Ho accantonato la mia grande passione perché mi sentivo fuori posto.

Hai in mente, no?

Quella sensazione di esserti perso, di non avere più chiaro il tuo obiettivo.

Sarai d’accordo con me: tutti prima o poi passiamo questo periodo.

Non sto qui a raccontarti il motivo di questa scelta perché non è né il momento né il luogo adatto – magari te lo dirò per e-mail se ho il tuo contatto.

Quindi dicevo, a un certo punto mi sono chiesta: 

“Come faccio a ritrovare la mia strada?!”

Che tu ci creda o no, io ho ritrovato la mia serenità stando in natura.

Ho iniziato facendo due passi vicino a casa, poi ho desiderato allontanarmi sempre di più per esplorare nuovi posti.

autrice di due passi in natura
autrice di due passi in natura

 

Lo faccio ancora, ogni volta che qualcosa non va. Faccio lo zaino, mi incammino e poi ritorno a casa più leggera.

Non potevo ignorare questa scoperta:
la natura porta benessere.

Ho deciso quindi di trasformare la natura nel mio lavoro e ho scoperto di aver trovato finalmente la mia strada.

Hai mai sentito parlare dei multipotenziali?

Nel blog e sul mio profilo Instagram ne parlo, quindi vai a dare un’occhiata.

 

Infatti, il lato del mio carattere che mi piace di più è che ho sempre voglia di scoprire qualcosa di nuovo.

Che sia un posto, un’attività da imparare, uno sport o qualsiasi altra cosa mi venga in mente.

Questo mi permette di parlare di diversi argomenti nel mio blog.

Troverai escursioni, cammini, ma anche educazione ambientale e curiosità dalle Scienze Naturali.

Il filo conduttore, comunque, è sempre la natura.

autrice di due passi in natura
autrice di due passi in natura

Benni, quindi, perché hai deciso di aprire un blog?

Per quattro motivi:

– La voglia di imparare sempre di più
– Il desiderio di intraprendere sentieri sconosciuti
– Il bisogno di conoscere il territorio
– La necessità di essere utile al pianeta

Ho iniziato facendo educazione ambientale per bambini e ragazzi.

Però mi sono accorta che non riuscivo a comunicare con davvero tante persone, come avrei voluto.

 

Volevo far sentire la mia voce a più persone possibili. Parlare di ambiente, di rispetto e di informazioni sulla natura.

E allora è arrivata l’illuminazione!

Perché non raccontare di natura ed esperienze attraverso la mia passione più grande, la scrittura?

Ecco che è nato il blog.

Benvenuto quindi in Due Passi In Natura!

Un blog, un rifugio e un posto accogliente per chiunque ne abbia bisogno.

Un veicolo per trasmettere un messaggio e per dar vita a un passaparola:

siamo ospiti di questo mondo e come tali dobbiamo accudirlo, rispettarlo e conoscerlo fino in fondo.

autrice di due passi in natura
la mia storia conosciamoci meglio

 

Ah, tranquillo. Ti tratterò sempre come se fossimo amici da una vita.

Con me puoi parlare liberamente. Possiamo scambiarci idee e opinioni, chiacchierare del più e del meno e scambiarci consigli.

Alcuni già lo sanno: 

rispondo sempre ai commenti e alle e-mail e quando ci incontriamo per sentieri scambio due chiacchiere molto volentieri!

 

 

Ora che ci siamo detti tutto, vai qui per trovare tutte le informazioni più specifiche su Due passi in natura. Trovi anche alcuni consigli su come orientarti nel sito, così fai più veloce.

Ah, ora che ti ho raccontato quasi tutto di me puoi fare lo stesso lasciando un commento qui sotto! È così che nascono nuovi legami 🙂

Un abbraccio,
Benedetta ♥

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La mission di Due Passi In Natura

1. Chi sei

2. Cosa fai

3. Perché le altre persone dovrebbero seguirti.

Sono le tre domande fondamentali per sapere sempre dove stai andando e cosa vuoi comunicare.

Nel marketing sono la base portante di tutto,

io le trovo utili anche nella vita di tutti i giorni.

Dovremmo tutti prenderci del tempo per trovare le risposte,

sembrano semplici, ma non è così.

Alla prima domanda ho risposto qui.

Tu sai cosa rispondere?

2. Cosa fai

Per quanto riguarda quello che faccio, rispondo:

seguo le mie passioni.

Scrivo, cammino.

Parlo di argomenti legati al mondo della natura, alla sostenibilità ambientale e cerco, nel mio piccolo, di condividere uno stile di vita sano rispettoso dell’ambiente.

Una parte di me però si è sempre dedicata ad altro.

Per un periodo della mia vita ho fatto la volontaria e poi sono stata un’educatrice socio-sanitaria.

Ho lavorato in un’azienda agricola sociale e fattoria didattica.

I miei colleghi? Persone a dir poco meravigliose.

Sono entrata lì convinta di insegnar loro qualcosa,

ma ogni giorno erano loro ad insegnare qualcosa a me.

Mi hanno insegnato a credere di più in me stessa.

Ad essere consapevole delle mie capacità.

A lavorare e poi studiare appena arrivata a casa, per prendere una laurea per cui avevo perso l’interesse.

Mi hanno insegnato ad andare lenta e apprezzare il viaggio, non la meta.

Anche per questo poi ho aperto il blog.

Adesso sono educatrice ambientale, naturalista e maestra e in tutti questi contesti cerco sempre di essere me stessa e di portare un pizzico di Due passi in natura.

Mi definisco multipotenziale,

leggi “la mia storia” se vuoi approfondire l’argomento.

Trovare la strada giusta: è davvero possibile?

Il mio amore per la natura mi ha portata proprio qui, dove sono oggi.

In realtà mi ha sempre portata da qualche parte:

– in montagna
– in università
– alla scelta della tesi
– all’educazione ambientale rivolta ai bambini 

E’ stata quella passione che mi ha risollevato nei momenti di sconforto.

Trovare la strada giusta per me è stato il passo più difficile.

Ora ho scoperto che i sentieri sono infiniti, non c’è il giusto o sbagliato.

Ho voglia di far conoscere tanti luoghi, segreti e non, e accompagnare le persone nella loro scoperta.

Ora tocca a te:

– rileggi il titolo di questo paragrafo;

– nella tua mente, cancella il punto di domanda finale;

– disegna al suo posto un punto esclamativo,

visto come è facile cambiare prospettiva?

Gli obiettivi di Due passi in natura

Due passi in natura è il mio mezzo per far capire che:

1. Siamo nati per camminare, dobbiamo ritrovare la voglia e la consapevolezza di quanto ci faccia bene;

2. Camminare in natura con occhio curioso, attento ed esperto ti fa tornare a casa più ricco e consapevole di prima;

3. La montagna non è solo un luogo fisico in cui raggiungere una meta. È uno stile di vita fatto di tradizioni, fatica, persone, conoscenza e consapevolezza.

4. Per garantirci un futuro la divulgazione scientifica, corretta e valida è fondamentale. Comprendere che siamo ospiti e non padroni!

Come li voglio raggiungere

1. Raccontare i miei trekking con lo scopo di far conoscere a più persone possibili i posti bellissimi in cui viviamo.

Li puoi trovare nella sezione “Trekking” del menù.

2. Divulgare concetti, fenomeni, scoperte a tema ambientale. Parlare di natura, ecologia e scienza.

Puoi trovare questi contenuti nella sezione “Educazione e Natura” del menù.

3. Utilizzare tutte le mie piattaforme social con gli stessi obiettivi del blog: soprattutto su Instagram e sulla newsletter troverai contenuti inediti.

Come ho iniziato

Gli anni del Covid sono stati devastanti, ammettiamolo.

Al tempo stesso però ci hanno fatto percepire l’importanza di avere del tempo da dedicarci. 

Abbiamo così ritrovato la voglia di uscire, quella autentica,

quella della natura che ci richiama a fare due passi.

Sii sincero, quanto ti sentivi bene appena mettevi il naso fuori casa?

Io ho voluto mettere l’accento su questa esatta sensazione.

Da quei giorni infatti giorni è nata in me la voglia di portarti fuori,

a fare Due Passi In Natura.

A scoprire che per stare bene non occorre andare chissà dove o cercare il posto più frequentato al di là del mondo.

A volte basta prendere il primo sentiero fuori casa,

percorrerne ogni giorno un pezzettino in più

e guardarlo sempre con occhi diversi.

Ogni giorno può essere diverso da quello prima.

Possiamo trovare una deviazione che prima c’era sfuggita,

fare un incontro piacevole con un animale selvatico,

riconoscere la specie di una pianta che prima non riuscivamo a identificare.

Voglio portarti con me a riscoprire casa.

E non lo dico a caso: se ti racconto una cosa è perché prima l’ho sperimentata io stessa.

Tutto questo è successo prima di tutto a me:

i miei Due Passi da casa li facevo qui.

Il futuro di Due passi in natura

Grazie a quel periodo ho trovato la mia mission.

In futuro vorrei guardarmi indietro e vedere di essere stata utile.

Aver insegnato qualcosa di nuovo a qualcuno, avergli fatto vivere una splendida esperienza in natura.

Vorrei che Due passi in natura diventasse il punto di riferimento per:

– escursionisti,
– viandanti,
– appassionati di natura,
– persone che hanno a cuore l’ambiente.

Forse mi piacerebbe un giorno accompagnarti nelle mie escursioni… quelle di casa, del Parco del Curone e quelle del cuore, in Valtellina.

Verresti con me?

3. Perché dovresti seguire Due passi in natura

Ed ecco, l’ultima fatidica domanda.

Dovresti seguirmi perché posso portarti a riscoprire il mondo con occhi diversi.

Quando si sta con me si ritorna bambini.

Non mi piace stare ferma e anche la mia testa la pensa così.

Sono sempre piena di nuove idee che non vedo l’ora di mettere in pratica.

Per fare questo ci vuole tanta passione e un’infinita creatività.

Mi piace sporcarmi le mani con la terra,

cercare gli insetti e toccare gli alberi.

Mi piace rispondere alle mille domande a tema natura che mi vengono fatte,

consapevole che il mondo naturale è talmente vasto che

alcune volte rispondo con un semplice “non lo so, scopriamolo insieme“.

Questo stimola tantissimo il mio modo di pensare e di lavorare,

cercando io stessa la risposta migliore. 

Cercando di migliorarmi ogni giorno di più.

Ora hai capito perché dovresti venire qui spesso?

Ah, se sei interessato a quello che faccio e vorresti utilizzare Due Passi In Natura come mezzo per veicolare un tuo messaggio guarda qui.

Se hai letto fino a qui sarai d’accordo con quello che ho detto,

quindi lascia un commento e metti un like!

Un abbraccio,
Benedetta ♥

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La mia storia – conosciamoci meglio

Posted on 0 Comments5min read17 views

Non è mai troppo tardi

Il giorno che mi sono laureata non ci credevo nemmeno io.

Gli ultimi anni non erano stati facili,

mi ero messa i bastoni fra le ruote da sola per più volte.

Ogni volta che avevo un’idea nuova pensavo di non essere in grado di completarla

…e soprattutto non capivo perché continuassi ad avere questo bisogno continuo di fare cose.

"𝘐 𝘮𝘶𝘭𝘵𝘪𝘱𝘰𝘵𝘦𝘯𝘻𝘪𝘢𝘭𝘪 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘤𝘢𝘱𝘢𝘤𝘪 𝘥𝘪 𝘷𝘦𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘤𝘰𝘯𝘯𝘦𝘴𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘵𝘳𝘢 𝘪𝘥𝘦𝘦 𝘪𝘯𝘥𝘪𝘷𝘪𝘥𝘶𝘢𝘭𝘪 𝘦 𝘮𝘰𝘯𝘥𝘰 𝘦𝘴𝘵𝘦𝘳𝘯𝘰. 𝘗𝘦𝘯𝘴𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘪𝘯 𝘨𝘳𝘢𝘯𝘥𝘦 𝘦 𝘤𝘪 𝘱𝘪𝘢𝘤𝘦 𝘧𝘢𝘳𝘦 𝘣𝘳𝘢𝘪𝘯𝘴𝘵𝘰𝘳𝘮𝘪𝘯𝘨, 𝘤𝘰𝘯𝘤𝘦𝘱𝘪𝘳𝘦 𝘱𝘳𝘰𝘨𝘦𝘵𝘵𝘪 𝘪𝘮𝘱𝘰𝘯𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘦𝘥 𝘦𝘴𝘤𝘰𝘨𝘪𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘮𝘰𝘥𝘪 𝘱𝘦𝘳 𝘮𝘪𝘨𝘭𝘪𝘰𝘳𝘢𝘳𝘦"

Diventa chi sei - Emilie Wapnick

Adesso, finalmente, lo so.

Ma torniamo a noi.

Ricordo ostacoli che sembravano enormi, malinconia, rabbia, ricordo l’imbarazzo e l’idea di essere sempre un passo indietro. 

Poi ho capito che se vuoi davvero cambiare le cose,

il cambiamento deve venire solo da te.

Così ho cambiato tutto, ma proprio tutto.

Ho lasciato perdere lo studio e ho fatto l’anno di Servizio Civile,

che ti consiglio di fare se sei ancora in tempo.

Dopo 6 mesi ho ricominciato spontaneamente a studiare con un’altra mentalità.

Il tempo ha ricominciato a scorrere, il sorriso è ritornato

e in un anno ho dato 12 esami e una tesi, lavorando.

Mi sono laureata in Scienze Naturali davanti a un computer,

con mio papà che è uscito dalla finestra

perché il corriere ha suonato proprio durante la mia discussione.

Eh, resto comunque un po’ sfigata, ma almeno mi diverto! 🙂

Oggi, dopo più di un anno, ho capito di non essere sbagliata

e di non esserlo mai stata:

sono diventata una Naturalista Multipotenziale.

Se non sai di cosa parlo o se capisci bene questa sensazione ti consiglio di leggere questo libro.

Ora voglio farti un regalo:

una domanda che è tanto scontata, ma a cui in realtà non diamo mai peso.

Io speravo che qualcuno me la facesse anni fa, quindi ora spero di essere io la persona che ti farà aprire gli occhi:

Qual è il tuo talento?
Perché gli altri dovrebbero conoscerti?

Leggila, prenditi del tempo e rispondi.

Se vuoi, puoi darti libero sfogo nei commenti oppure scrivimi in privato.

 

la mia storia conosciamoci meglio
la mia storia conosciamoci meglio

Le cose facili non fanno per me

– Vale anche per te? –

Due passi in natura è stata la conseguenza – appunto naturale –

di un effetto domino che mi ha investita dopo la laurea.

In quell’anno di studio, lavoro e spensieratezza

ho ricominciato finalmente anche a scrivere,

una delle mie passioni più grandi.

In quell’anno è arrivato il Covid, che si è portato via 𝗡𝗼𝗻𝗻𝗼 𝗚𝗶𝗼𝘃𝗮𝗻𝗻𝗶,

da solo, all’improvviso, senza che nessuno potesse andare a trovarlo,

senza che nessuno gli spiegasse cosa stesse succedendo.

E il mio diario si è riempito, in un batter d’occhio, di pensieri e di mille progetti.

Avrei realizzato il nostro sogno, nonno.

Cosa mi frenava?

Sempre la paura del giudizio degli altri.

Poi Yuri, il mio compagno, mi ha supportata.

Marika di My Life in Trek mi ha aperto gli occhi:

ma cosa te ne frega degli altri?!“,

la mia famiglia ha creduto in me,

e così è nato il mio blog.

Due Passi In Natura è un progetto importante,

ma non è solo un mio progetto.

Due Passi In Natura racchiude una community di
amanti della montagna,
della natura,
del passo lento e anche di quello veloce

– che posso chiamare per nome.

È fatto per chi ama leggere, per chi è curioso, per i più piccoli e per i grandi.

Ultimamente purtroppo sono stata latitante:

non è semplice mandare avanti un progetto del genere

lavorando full time.

Ci vuole tempo, impegno, a volte anche qualche piccolo sacrificio,

ma sai cosa ti dico?

Mi piace tantissimo leggere le e-mail che mi mandi,

rispondere alle richieste di informazione, creare grafiche,

svegliarmi presto la mattina per scrivere gli articoli prima di andare al lavoro.

Per questo voglio continuare ad impegnarmi.

Due Passi In Natura sarà un progetto in continua evoluzione, che per ora voglio strutturare così:

– Trekking e escursioni
– Educazione e natura
– Cammini

Ma ora dimmi,

Come hai conosciuto Due passi in natura?

Cosa vorresti vedere qui per rendere tuo questo progetto?

Lasciami un commento qui sotto e dimmi la tua idea:

cercherò di mettere insieme tutte le esigenze e di fare qualcosa di epico!

la mia storia conosciamoci meglio (1)

In un mondo che va a rotoli

– lo salviamo noi!

Torniamo un secondo alla multipotenzialità…

Ho sempre voluto fare la maestra, l’esperta di natura, la veterinaria, l’educatrice, la blogger, la scrittrice di romanzi e la content creator – anche se ai tempi di MSN e fotolog non si chiama ancora così.

A volte volevo fare tutte queste cose insieme, altre volte andavo a periodi.

Non che ora sia cambiato qualcosa!

Questa cosa però era frustrante perché dovevo fare una scelta.

Allora mi sono chiesta:

chi lo dice che devo per forza rinunciare a qualcosa?

Così finalmente ho messo insieme i primi mattoncini per crescere nella direzione che voglio io e per diventare tutte queste cose insieme.

Ho sempre amato la natura, il mio sogno da piccola non era fare l’astronauta o la paleontologa, ma vivere in una fattoria.

Che poi, le stelle e i dinosauri alla fine li ho studiati per davvero!

E ho lavorato in diverse fattorie.

In questi anni di esperienze lavorative, di giri in montagna e di libri divorati ho imparato questo:

la natura è maestra di vita

e dovremmo imparare che è lei il centro del mondo, non noi.

In un mondo che va a rotoli,

Due Passi In Natura si impegna a renderci più umili, sensibili, consapevoli.

Creando una community di persone vere che alla fine il mondo lo salveranno per davvero. 

Basta il passaparola, basta consapevolezza.

Ricordiamoci che la natura è anche diversità, nonostante ancora la maggior parte dei nostri sistemi non siano pronti ad accettare anche questo aspetto.

E invece la diversità c’è, e non è una mascotte, non è “speciale”.

È normale che ci sia e come tale va accolta è accettata.

Ti consiglierò libri, podcast, corsi, laghi, rifugi, associazioni, persone, storie di vita. 

Per tutta la vita dobbiamo avere cura di chi ci sta intorno, di cosa ci circonda, per il nostro benessere e per quello di tutto il pianeta. 

Sei pronto ad iniziare questo cammino insieme?

Hai storie da raccontarmi o realtà da farmi conoscere?

Puoi anche scrivermi in privato.

Io farò da porta voce della tua storia e rispetterò il tuo anonimato se lo desideri.

la mia storia conosciamoci meglio
la mia storia conosciamoci meglio
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Vuoi imparare ad essere sostenibile anche a Natale? Ti spiego come in 6 facili mosse

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So che starai pensando che sono diventata matta.

Come può il Natale essere una festa eco-sostenibile?

Solo questa frase sembra un ossimoro, hai ragione.

Ma ti giuro che anche le feste natalizie possono essere vissute con spirito ecologico!

Anche se Natale è la festa consumista per eccellenza.

Rimani con me e ti svelerò tutti i miei trucchi per sentirti meno in colpa a Natale.

Eh no, non sto parlando della dieta pre-cenone… quella la devi affrontare da solo 😉

Per tutto il resto invece, sono qui io ad aiutarti:

in questo breve post scoprirai 6 facili mosse per goderti al 100% il Natale nel rispetto dell’ambiente. 

natale sostenibile

Come passi il Natale?

Non so che tipo di festaiolo tu sia.

C’è chi aspetta Natale dalla fine dell’estate e non vede l’ora di fare regali e festeggiare. Qualcun altro invece non lo sopporta e diventa il Grinch della situazione.

Io mi trovo nel mezzo:

in questo periodo ho una voglia matta di addobbare casa, ma poi, tra una cosa e l’altra va a finire che non lo faccio.

In più – maestra, so che mi capisci – a scuola se ne parla talmente tanto tra lavoretti e canzoncine che non vedi l’ora che finisca! 😀

1. Immagina…

Le corse ai regali le conosciamo bene.

I negozi si addobbano e c’è chi fa il doppio turno pur di accontentare l’enorme richiesta di acquisti.

Guarda fuori dalla finestra, 

la tua città ha già iniziato a illuminarsi?

Sicuramente anche tu, almeno una volta nella vita, ti sarai ritrovato a correre in un negozio proprio a cinque minuti dalla chiusura.

Sarai entrato tutto trafelato, perché mannaggia il regalo alla zia ti era proprio sfuggito.

Prendi quello che ti capita, il solito set di profumo e gel doccia, che questa volta però hanno decorato in modo così carino!

20 euro possono andare.

Ok, anche la zia è a posto, anche questo Natale non ho dimenticato nessuno.

2. Fermati un attimo!

Non ti fa sentire un po’ in colpa rivivere questo ricordo?

Proprio in questo periodo alle porte del Natale e perché no, ci mettiamo dentro anche il Black Friday che è in questi giorni,

dovremmo un attimo fermarci.

Anche ora possiamo dar spazio alla sostenibilità!

Anzi, ti dirò di più, è il momento perfetto.

Prova a pensare a quanti regali inutili, con materiali scadenti, acquistati nei grandi centri commerciali si comprano ogni anno.

3. Rifletti: 6,9 miliardi di euro spesi a Natale 2021 in Italia

Da questo studio statistico di Federcommercio risulta che nel 2021 i regali più gettonati dagli italiani riguardano l’ambito tecnologico. Cellulari, tv, computer…

Per fortuna però siamo italiani e ci piace tanto anche il cibo,

forse su questo rimediamo un pochino in termini di sostenibilità – ma dipende da che cibo si tratta.

Ma scusa, noi italiani ci ricordiamo ancora il vero senso del Natale?

natale sostenibile

Ora sei pronto: ecco il trucco per vivere un Natale green

Prima ti stavo dicendo che questo è il momento perfetto per essere più eco-sostenibili:

incontriamo più persone, scambiamo regali, chiacchieriamo, abbiamo voglia di far festa!

Allora non c’è niente di meglio di un bello scambio di regali etici ed ecologici: 

parliamo di questi temi con chi ci sta intorno e grazie al passaparola sarà proprio il periodo del Natale a renderci tutti più consapevoli!

Noi e chi abbiamo vicino.

Condividiamo il vero senso del Natale con regali green e pensati, magari fatti proprio dalle nostre mani. Un tempo ci piaceva proprio tanto!

Ora che sei arrivato fino a qui ti meriti proprio i miei 6 consigli per rendere il tuo Natale più sostenibile possibile.

Sono semplici, diretti e davvero efficaci.

natale sostenibile

1. Fatti un regalo 

Iniziamo a mettere al primo posto la cura della persona: non c’è niente di più utile che un momento di benessere e di relax.

Regalare una coccola è la cosa più significativa che puoi fare ad un tuo amico: che sia un biglietto per le terme o il set ecologico e plastic-free dei suoi prodotti da bagno preferiti, vedrai che lo farai contento.

Il consiglio più sincero per andare sul sicuro?

Sii consapevole di cosa stai comprando: leggi gli ingredienti (il cosiddetto INCI del prodotto) e informati sull’etica aziendale del brand a cui vuoi dare i tuoi soldi.

Ora però il regalo voglio fartelo io!

Hai mai sentito parlare del CBD?

 

E’ un ingrediente davvero efficace, naturale e molto utile se hai bisogno di stare finalmente bene. Se hai dolori o qualche acciacco o semplicemente sei stressato (ti sfido a non esserlo in questo periodo!) allora prova l’olio al CBD di Hemp Routine. È un brand che sta molto attento alla qualità e al rispetto per l’ambiente.

 

IL MIO REGALO PER TE: se scrivi BENNISALA al momento dell’acquisto riceverai uno sconto del 15%!

natale sostenibile
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2. Il tanto desiderato albero di Natale

C’è chi l’ha già fatto…e chi mente! 🙂

Ma sai quanta plastica viene utilizzata ogni anno per creare brutti alberi di Natale, per di più tutti uguali?

Adesso mi dirai che c’è chi utilizza anche gli alberi naturali.

E hai ragione.

Per me però è un’assurdità che esistano allevamenti di alberi di Natale! Non trovi?

Sì, li chiamano proprio così.

In ogni caso il vero protagonista è proprio lui e tradizione vuole che non sia un vero Natale se non si addobba l’albero.

Ecco quindi i miei suggerimenti per avere un albero di Natale eco-sostenibile:

  1. Utilizza un albero che già possiedi; non cambiarlo ogni anno e cerca di farlo durare il più possibile. Una vita intera non sarebbe male 😉
  2. Addobba l’albero in giardino. Magari non è l’abete che desideri però è decisamente più figo fare così! E sicuramente ti darà tante soddisfazioni: è già abituato al clima e non hai avuto bisogno di abbatterlo.
  3. La mia alternativa preferita: armati di fantasia e creatività per creare il tuo albero personalizzato. C’è chi usa i libri che hai in casa, i tappi di sughero, pigne e rametti raccolti fuori dalla porta! Ti assicuro che sono i più belli: io uso questo metodo!
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3. Carte, fiocchi e nastrini

Eheh adesso ti racconto un mio modo per fare i pacchetti.

Mi viene da ridere perché il mio moroso non lo sopporta, ma sa quanto sia efficace, green e utile.

Quando ricevo un regalo lo apro con taaaaanta calma, cura e attenzione. Non voglio rompere nulla…

Nemmeno il suo pacchetto!

Fai come me: ricicla tutto quello che puoi. Non c’è bisogno ogni volta di comprare nastri, nastrini, carte regalo, fili, brillantini, fiocchi e chi più ne ha più ne metta.

Scatole e altri contenitori che abbiamo già a casa sono perfette e decisamente più belle da vedere: se usi la creatività che c’è in te puoi davvero sbizzarrirti in mille modi per creare un pacco unico.

Anche quello diventa parte integrante del regalo, non solo quello che c’è dentro!

Vedrai che farai un figurone.

E se la creatività non è il tuo forte non ti preoccupare: c’è una soluzione anche a questo. 

Scegli di affidarti agli artigiani e alla loro maestria: creano prodotti di tutti i tipi. Così aiuterai il loro progetto e farai un regalo unico!

Io ti consiglio Martina di Lares Gioielli.

natale sostenibile
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Scegli gli artigiani come Martina di Lares Gioielli
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4. Agli italiani piace mangiare… in modo consapevole!

Dì la verità: la cosa che non vedi l’ora di fare è mettere le gambe sotto il tavolo, versarti il vino e non alzarti più fino a sera.

In effetti è il momento più bello, un bel modo per passare del tempo in famiglia e regalarci dei momenti felici.

A volte però ci lasciamo prendere la mano un po’ troppo:

quanto cibo sprechiamo a Natale?!

Ti dò alcuni consigli (che dovremmo applicare anche al di fuori del Natale):

  1. Quando fai la spesa usa la testa e non la pancia! Scegli pietanze del territorio e di stagione, decidi in anticipo – e a pancia piena – cosa vuoi cucinare e una volta arrivato al mercato prendi solo ciò che ti serve (e nelle giuste quantità!). Tra il confezionato e lo sfuso scegli la seconda opzione: siamo plastic-free!
  2. Porta a casa gli avanzi: tanto lo sappiamo che il giorno dopo avrai di nuovo fame e zero sbatta di cucinare.
  3. Non buttare nulla: le ricette svuota frigo a volte sono le più gustose!!

5. Riciclare con fantasia e…natura!

Pigne, rametti, ghiande, foglie… la natura anche questa volta ci viene in soccorso. Non potevo non nominarla 😉

Senza strappare o danneggiare, basta semplicemente raccogliere.

Ti consiglio di portarti avanti già in autunno quando le prime foglie iniziano a cadere.

Se è troppo umido e rischiano di ammuffire, crea una pressa fai da te con libri e giornali e… voilà! Foglie secche e colorate per tutti, da usare per realizzare regali sostenibili.

Sono piccoli gesti che scaldano il cuore di chi riceverà il tuo regalo.

Tra l’altro, se hai bambini è una scusa ancora più bella per passare del tempo sano, felice e educativo con loro.

6. C’è un’app per tutto!

Ebbene sì, in questo caso la tecnologia ci può aiutare.

Il mio amico Fabrizio ha sviluppato un’applicazione fighissima: 

si chiama Maawi e grazie a lei non sarai più in dubbio su cosa regalare ai tuoi amici rischiando di fare regali inutili!

Adesso tocca a te

Ti ho dato ben 6 consigli per vivere al meglio le feste, ma sono sicura che se sei interessato a questo argomento ne potrai trovare e inventare molti altri.

Ora tocca a te: scegli quello che ti è piaciuto di più e rendi il tuo Natale più sostenibile.

Pensi di avere poco tempo o poco voglia da dedicarti al fai da te?

Succede a tutti, me compresa.

Quindi non ti abbattere!

Scegliere anche solo UNO di questi consigli ti renderà una persona migliore.

Tra 5 anni li avrai usati tutti e sarai diventata una persona ultra green!

Un abbraccio

e Buon Natale 💚

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Camminare in montagna

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Non ricordo bene quando tutto è cominciato.

So solo che io l’amore per la montagna ce lo avevo nel sangue.

Un amore incondizionato fatto di gratitudine, felicità e spensieratezza?

Bè, ora che ci penso bene non è proprio così.

Da piccola amavo arrivare al rifugio, a fine tappa, alla macchina, al parcheggio per tornare a casa. Quasi tutto quello che stava in mezzo era odioso.

Quasi.

La montagna per me erano le mucche nei prati, il sole forte, il pic-nic con i miei.

Da più grande la montagna è diventata una noia, un obbligo, da vivere con la musica nelle orecchie passo dopo passo, fino a togliere le cuffie e ritrovare un po’ di quella meraviglia che in fondo è sempre stata dentro di me, anche nel periodo più ribelle.

La montagna è diventata una sconosciuta, fino a trasformarsi in una completa estranea, un vago ricordo di quei bei tempi passati da ammirare nelle fotografie quando ancora i nonni venivano sui monti con noi.

Io quei giorni non me li ricordo bene e ora, da grande, rosico un po’.

Non sai mai il valore delle cose finché non le perdi: ora lo so.

E così ti rifugi in quelle foto, cercando di ricordare, e a volte ti ricordi per davvero, ma solo per qualche frammento di immagine, un momento, un istante che, speri, ti porterai sempre dietro.

La montagna è diventata la mia migliore amica quando tutto il resto si è fatto antipatico.

L’ho ritrovata, questa volta da sola, tra i sentieri di casa.

L’ho ritrovata in università con tutte quelle nozioni di geomorfologia applicata, geografia, climatologia… una noia mortale per alcuni, una miccia che si riaccende per me.

Ci siamo riprese per mano, piano piano, con rispetto.

Ci siamo studiate e, finalmente, abbracciate di nuovo come amiche di vecchia data.

Camminare in montagna è stato uno sfogo, una via d’uscita nei pomeriggi liberi dal lavoro e dallo studio.

Un modo per allontanarmi un po’ da casa e per percorrere sentieri ignoti, ricchi di curiosità.

Ho ritrovato la voglia di scoperta, la natura, la voglia di viverla davvero allontanando i momenti di buio.

Camminare in montagna è diventata una terapia, un modo per affrontare ostacoli giganti e per sudare tutto fuori.

Per urlare, sfogarsi, correre, inciampare, ammirare, sorprendersi, innamorarsi.

Camminare è stato un rifugio, quando dovevo prendere decisioni importanti e non sapevo cosa fare.

Quei pomeriggi partivo con tante domande e tornavo con tante risposte. Ero nuova, sapevo cosa fare, dove e come, e mi sentivo imbattibile.

Alla fine, la montagna è sempre stata con me, fin dal principio.

L’ho amata, allontanata e poi amata di nuovo.

La montagna ti allena alla fatica, e questa è una lezione che ancora devo imparare.

Quella parte di me di quando ero piccola c’è ancora: la voglia di restare a letto e non alzarsi presto, la resistenza al fare lo zaino e iniziare a fare un passo, la difficoltà nell’affrontare la fatica.

In fondo sono una pigra – lo so bene – ma so anche che alla fine della giornata di cammino sto da dio e sono la persona più leggera del pianeta: è questo che mi fa smuovere il primo passo.

Sto scoprendo che il segreto per camminare in montagna è liberare la mente da ogni pensiero, staccarsi dalla realtà, quella brutta, e focalizzarsi sui passi, sul panorama, sui compagni di cammino.

Toc, toc, toc, un passo dopo l’altro, lento, soffice sulle foglie d’autunno, sulla neve fresca, sui prati erbosi appena fioriti, sulle rocce ispide delle alte quote.

Toc, toc, toc, volano via i pensieri, il lavoro, le faccende e arriva la bellezza, il rumore del vento, dello zaino che sfrega, del respiro affannato.

Toc, toc, toc… imparare a respirare, a vivere, a camminare.

Camminare in montagna è una bella lezione che tutti, prima o poi, dovremmo vivere.

Un abbraccio,
Benedetta.

camminare in montagna
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Sentiero Morbegno: l’anello orobico della Città Alpina 2019

Il Sentiero Morbegno è un percorso ad anello di 30 km

che si sviluppa sul versante orobico e su quello retico.

È stato pensato e realizzato perché Morbegno nel 2019

è stata nominata Città Alpina dell’anno.

Un appellativo che regala orgoglio e tanta soddisfazione ai suoi abitanti e a tutta la Valtellina.

Proprio in occasione di questo importante evento

il CAI di Morbegno e il Comune hanno unito le forze per realizzare,

tracciare e sistemare l’intero percorso.

Il Sentiero Morbegno può essere suddiviso in due sotto-anelli più brevi:

oggi ti racconto quello orobico di 11 km.

 

sentiero morbegno città alpina orobico

Cos’è il Sentiero Morbegno

In pratica, è un anello che parte dalla città di Morbegno e sale di quota su entrambi i versanti.

Lo scopo è quello di toccare tutte le frazioni, i borghi e i punti di interesse più significativi della città.

Se non conosci i posti e non sei della zona,

ti consiglio di partire il mattino presto per poter camminare con calma

e fermarti a scoprire le bellezze del territorio.

A causa della pandemia però l’inaugurazione è stata spostata a domenica 16 ottobre 2022:

io ho preso parte a questo evento e ho camminato lungo l’anello orobico.

 

Sei pronto a scoprire questo nuovo trekking urbano?

 

sentiero morbegno città alpina orobico
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Il trekking urbano

Prima di iniziare vorrei però spiegarti, se già non lo sai,

cos’è il trekking urbano e perché lo faccio.

Durante la pandemia avevo bisogno di camminare, ma non avevamo la possibilità di andare lontano.

Così ho iniziato ad uscire di casa a piedi e spostarmi, per quanto le mie gambe lo consentissero (e anche le regole in vigore al momento).

Sfruttando questa idea, io e Yuri abbiamo pensato di fare la stessa cosa a Sondrio.

Una cittadina che si presta benissimo a questa iniziativa:

è circondata dalle montagne e regala anche scorci urbani ricchi di storia e tradizione.

E qual è il miglior modo per visitare una città se non a piedi?

Così, partendo a piedi proprio dal centro della città

abbiamo ideato dei percorsi di diverse difficoltà.

Alcuni vicini alla zona urbana, altri invece si allontanano e seguono i sentieri nei boschi alla scoperta delle bellezze dei dintorni.

Ci siamo chiesti:

perché non farlo anche con le altre città?

Ed ecco la prima opportunità che ci si è presentata:

l’inaugurazione del Sentiero Morbegno.

Come arrivare a Morbegno

Per raggiungere Morbegno si deve procedere in direzione Colico sulla statale 36.

Da Colico, proseguire verso Sondrio:

dopo 15 minuti si arriva a Morbegno.

Il trekking urbano nasce anche con l’idea di essere completamente sostenibile:

muoversi a piedi dovrebbe essere la chiave anche per non inquinare ulteriormente o comunque farlo meno del normale.

Morbegno infatti è comodamente collegata alla rete ferroviaria: la stazione è vicina al centro città.

Dai, diciamo che questi trekking urbani sono decisamente facili da raggiungere.

Anche perché per quanto riguarda le informazioni ho pensato a tutto io:

tu non dovrai far altro che continuare a leggere e partire a camminare.

Sentiero morbegno città alpina orobico

La partenza del Sentiero Morbegno: l’anello orobico

L’anello orobico del Sentiero Morbegno inizia in Piazza Guglielmo Marconi – o 3 Fontane – a Morbegno.

In piazza c’è un bar e anche un ristorante, se avessi bisogno di prendere uno spuntino o fare colazione.

Nei dettagli più in basso ti svelo i loro nomi.

Quindi, raggiunta la piazza dalla stazione o dal parcheggio, si procede in leggera salita tra le antiche vie del centro storico di Morbegno.

Il pavimento è lastricato e circondato da case.

Ah, dimenticavo!

Stai anche camminando lungo l’ultimo pezzettino del Sentiero del Viandante.

sentiero morbegno città alpina orobico

Prima tappa: il Tempietto e la Via Priula

Si sale gradualmente intercettando un ampio sentiero

che è stato sistemato e tenuto pulito proprio in occasione

dell’apertura del Sentiero Morbegno.

Lungo il tracciato troverai anche la nuova segnaletica realizzata dal CAI:

segui “Morbegno città alpina”.

In breve tempo si raggiunge il Tempietto,

il primo punto di interesse che troverai lungo il cammino.

Già da qui c’è una bella vista!

Il tempietto è un antico sacrario costruito dagli Alpini di Morbegno nel 1962 in memoria dei 118 compaesani caduti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Ti consiglio quindi di fermarti per riprendere un po’ fiato

e ammirare questa struttura interamente costruit

con il granito della Val Masino.

Sentiero morbegno città alpina orobico
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Seconda tappa: la frazione di Valle

Dal tempietto in avanti il Sentiero Morbegno procede in salita.

Il tracciato taglia la strada asfaltata principale che, con diversi tornanti, conduce fino al Passo San Marco.

Si attraversano boschi di latifoglie (soprattutto castagni) e ampie radure realizzate dall’operato dell’uomo nel corso della storia.

La maggior parte del sentiero direi che è proprio intriso di storia:

un tempo le frazioni di Morbegno sul versante orobico erano collegate alla cittadina soltanto dalla Via Priula.

È un’antica via del ‘500 che collegava Bergamo a Morbegno

evitando ai commercianti di aggirare l’arco alpino orobico e raggiungere la Valtellina da Lecco – pagando un dazio.

Con questo sentiero si sono risparmiati tempo, denaro e fatica:

ma comunque ti assicuro che è stato un lavoro davvero notevole e gli abitanti di Morbegno sono molto orgogliosi della sua esistenza.

Potrei decidere di attraversarla tutta e farla diventare il mio nuovo cammino.

Che ne dici?

Nel frattempo il Sentiero Morbegno procede in salita:

si raggiunge finalmente Valle, la frazione a quota 840 metri situata nella Valle di Albaredo.

Qui c’è un brevissimo tratto di asfalto: ù

attraversa la strada delle macchine – il percorso è indicato da un cartello – e raggiungi la chiesa di fronte a te.

Sei di nuovo sul sentiero.

Sentiero morbegno città alpina orobico
Sentiero morbegno città alpina orobico
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Terza tappa: l’Alpe Pitalone

Dalla chiesa alle porte di Valle il sentiero procede ancora in salita, ma è decisamente meno ripida rispetto a prima.

Alcuni cartelli in legno e una scritta lungo il muretto a secco indicano

Pitalone.

In pratica, non ci addentriamo nelle Valle di Albaredo – una delle Valli del Bitto – ma giriamo lungo l’anello che ora ci porta alla quota più alta.

Si raggiunge infatti l’Alpe Pitalone dopo aver attraversato un magnifico boschetto di betulle che il giorno dell’inaugurazione, in pieno autunno, era davvero ben colorato.

Foliage a parte, si sale l’ultimo tornante di una strada cementata e si raggiunge l’Alpe Pitalone.

Un posto incantevole con tavoli da pic-nic e una distesa erbosa:

una breve sosta qui è d’obbligo!

Io l’ho visto nel periodo estivo ed era davvero bello…

poi l’ho ammirato quel giorno d’autunno proprio grazie al CAI di Morbegno e sono rimasta a bocca aperta per gli splendidi colori!

Sentiero morbegno città alpina orobico
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Quarta tappa: Arzo

Sosta finita,

inizia la lunga discesa!

Dal prato dell’Alpe Pitalone si può scendere lungo la strada sterrata oppure prendere un sentiero in discesa che taglia il bosco.

In ogni caso si raggiunge lo stesso punto: l’ampia strada sterrata che in discesa porta fino all’abitato di Arzo.

Dopo qualche tornante, sulla sinistra, incontrerai la fattoria in cui ho avuto il piacere di lavorare questa estate.

Volendo potresti organizzare la giornata in modo tale da passare di qui in orario di pranzo per gustare le specialità valtellinesi cucinate con amore da Karen:

ricorda però che è necessaria la prenotazione!

Sentiero morbegno città alpina orobico

Il ritorno ad anello fino a Morbegno

Come prima, ma questa volta in discesa, il Sentiero Morbegno taglia la strada principale delle macchine e attraversa i boschi.

È stato bello per me ritornare su sentieri già battuti che dopo un’estate di frequentazione i miei scarponi già conoscevano.

È stato emozionante soprattutto ricordarmi di quando, quasi tutte le mattine, incontravo un capriolo che abita proprio qui.

In breve si raggiunge Arzo, un altro antico borgo rurale a 721 metri di quota, ma il Sentiero Morbegno non entra in paese.

Anzi, si procede lungo la strada delle macchine per un tornante e poi si riprendono i sentieri nei boschi – la svolta è segnalata dal cartello del CAI.

Ora il sentiero è più ampio e più in piano rispetto a prima ed è intervallato da piccoli tratti di discesa più ripida.

Il Sentiero Morbegno ora intercetta anche dei sentieri per MTB,

ma se segui i cartelli per i camminatori non avrai alcun problema a percorrerlo.

L’arrivo è proprio a Morbegno, all’altezza del cimitero.

Da qui puoi facilmente raggiungere la stazione o il parcheggio

oppure potresti approfittarne per visitare il centro della città

che è a due passi da dove ti trovi ora.

Sentiero morbegno città alpina orobico
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Dettagli del trekking e consigli utili

Parcheggio gratuito di Via Rita Levi Montalcini: 46.13183520719712, 9.574550366189406

Lunghezza anello orobico: 11 km

Dislivello positivo anello orobico: 760 metri

Tempo di percorrenza: 4 ore (a passo CAI 🙂 )

Difficoltà: media. È richiesto un minimo di allenamento a causa del dislivello. Non ci sono punti esposti.

SENTIERO MORBEGNO COMPLETO:

Lunghezza: 30 km

Dislivello positivo: 1420 metri

Difficoltà: difficile, solo a causa del dislivello e dello sviluppo.

Punti di interesse lungo il percorso: dove mangiare

Bello camminare, ma se già mi conosci da un po’, saprai quanto per me sia anche entusiasmante fermarsi a riposare con davanti un bel piatto di cibo tipico.

Ecco quindi alcuni dei ristoranti e crotti che troverai lungo il percorso orobico del Sentiero Morbegno:

Morbegno offre comunque diversi bar, locande, ristoranti che possono essere adattati a tutti i gusti.

L’inaugurazione del sentiero Morbegno

Come ti ho già accennato, domenica 16 ottobre ho partecipato all’evento di inaugurazione del Sentiero Morbegno organizzato dal CAI.

L’affluenza è stata alta, non mi aspettavo tutte quelle persone:

sono contenta che molti abbiano a cuore queste iniziative

e soprattutto trovino piacere nel camminare.

È stata anche un’occasione per conoscere e scambiare quattro chiacchiere con nuove conoscenze:

grazie Aldo per avermi tenuto compagnia durante la discesa e avermi dato tanti consigli sulle prossime escursioni.

L’unica cosa che mi ha fatto un po’ dispiacere è stata la poca presenza di giovani:

ragazzi, mi sa che dobbiamo proprio organizzare qualcosa insieme per farvi appassionare alla montagna, eh?!

 

sentiero morbegno città alpina orobico

La giornata organizzata dal CAI

Questa giornata è stata splendida e sicuramente quando ci sarà l’occasione ripeterò l’esperienza delle camminate in gruppo.

Ci siamo trovati in Piazza 3 Fontane a Morbegno per la partenza, dividendoci in due gruppi:

uno per l’anello orobico e l’altro per l’anello retico.

Al termine della camminata ci siamo ritrovati alla sede del CAI Morbegno, presso i giardini del Palazzo Malacrida, per pranzare tutti insieme.

Ringrazio quindi il CAI di Morbegno e il Comune

per aver dato nuovo valore ad antichi sentieri,

per aver trovato la voglia e l’impegno per valorizzare ancora di più questa città

invogliando i cittadini e i turisti ad addentrarsi nella natura circostante

e per aver organizzato tutta la giornata.

Un ringraziamento particolare anche al gruppo Scout di Morbegno che si è preso l’impegno di sistemare e pulire tutto il sentiero.

La prossima volta completerò l’anello e ti racconterò il Sentiero Morbegno sul versante retico.

Sentiero morbegno città alpina orobico
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Cosa vedere sul Sentiero del Viandante: non solo cammino

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Il Sentiero del Viandante è un cammino a tutti gli effetti e, se hai già avuto esperienze di trekking di più giorni, saprai molto bene cosa questi sono in grado di regalarti.

Se non ne hai fatti non ti preoccupare, ti assicuro che il primo che farai sarà il più bello.

Ora però ti spiego cosa intendo dire.

Ogni cammino ti farà tornare a casa con qualcosa di nuovo.

Magari lo farai in solitaria e ti permetterà di incontrare nuove persone e instaurare incredibili rapporti.

O magari lo farai in compagnia e, passo dopo passo, scoprirai angoli nuovi in posti che non avevi mai visitato.

A me questo è piaciuto talmente tanto che l’ho inserito nella mia guida per le escursioni autunnali: è un ottimo trekking per ammirare il foliage.

Sentiero del Viandante cosa vedere Chiesa San Bartolomeo al Castello

Non solo cammino: incontri sul Sentiero del Viandante

Boschi, borghi, chiese, edifici storici, manufatti, musei, santuari, antichi castelli.

Queste sono solo alcune delle cose che un viandante può incontrare lungo il cammino e anche il Sentiero del Viandante ne è estremamente ricco.

Oggi quindi voglio raccontarti quello che ho incontrato sul mio percorso affacciata sul Lago di Como.

Voglio raccontarti una storia…

Una storia che inizia durante la mia Via del Viandante, proprio sulla prima tappa.

Era un venerdì pomeriggio, dopo le 18.00 perché come ben saprai se in quei giorni hai seguito i miei passi, sono partita per il Sentiero del Viandante dopo il lavoro.

Non avevo grandi pretese dalla prima tappa:

sono partita da Lecco portando con me – oltre allo zaino – solo tanta voglia di staccare un po’ per qualche giorno.

Qualsiasi cosa avrei incontrato lungo il cammino mi sarebbe andata bene, mi avrebbe resa felice purché continuassi a camminare.

La prima tappa con un po’ di amaro in bocca

Non sto qui a raccontarti tutto quello che c’è da vedere lungo la prima tappa perché te l’ho già raccontato.

Prima di arrivare a destinazione però avrei tanto voluto fare una cosa.

Sorpassate le gallerie della strada statale, superata l’incantevole spiaggetta sul lago, mi aspettava l’unica visita della giornata che avrei voluto fare.

Hai mai sentito parlare della Chiesa di San Bartolomeo al Castello?

Probabilmente no, se non sei della zona.

E come forse sai, io abitavo in Provincia di Lecco e il nome mi era famigliare.

Insomma, sbucando dal sentiero proprio a ridosso di Abbadia Lariana, il Sentiero del Viandante passa accanto ad un’antica chiesa sconsacrata che avrei tanto voluto visitare.

Il tempo però quel giorno stringeva, bisognava andare di corsa, anche se non sopporto avere orari e scadenze anche in cammino.

Purtroppo mi ero organizzata così e – treno rigorosamente in ritardo – non avevo né il modo né il tempo per gustare come si deve un po’ di storia del luogo.

Chiamiamolo fato, destino o quello che vuoi – anche sfiga del resto – quel giorno scoprii che la Chiesa di San Bartolomeo al Castello era chiusa per lavori di restauro e sistemazione.

Quel giorno arrivai a Mandello del Lario con un po’ di amaro in bocca, ma non sapevo cosa mi sarebbe successo dopo qualche mese.

Sentiero del Viandante cosa vedere Chiesa San Bartolomeo al Castello (2)
Sentiero del Viandante cosa vedere Chiesa San Bartolomeo al Castello (2)
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La Chiesa di San Bartolomeo al Castello sul Sentiero del Viandante

“Pronto, Benedetta?”

Qualche giorno fa ho ricevuto un’email dalla scrittrice Susy Zappa e… indovina l’oggetto del contenuto?

Non ci credevo nemmeno io.

Ed eccomi a scrivere e raccontarti proprio di questo edificio.

A Lecco e dintorni c’è una grande novità: finalmente i lavori all’abbazia si sono conclusi.

La Chiesa di San Bartolomeo al Castello è in realtà una ex Chiesa:

è stata sconsacrata nel 1970 e oggi, dopo vari lavori e tanto impegno soprattutto da parte di Alessandro Longoni – proprietario dal 2013 – ha ritrovato il suo antico splendore.

L’ edificio religioso risale al 1200, una vera perla nascosta e preziosa che può diventare il luogo di passaggio ideale per i viandanti che lungo il cammino hanno bisogno di una sosta in relax.

Le opere di restauro sono finite proprio quest’anno e domenica 2 ottobre è avvenuta l’inaugurazione: una grande successo!

Sentiero del Viandante cosa vedere Chiesa San Bartolomeo al Castello

Il cammino che unisce turismo e cultura

L’abbazia apre le sue porte ai viandanti, ai visitatori e a chi ha bisogno di un posto storico, sacro e – perché no – decisamente creativo per organizzare un evento.

D’ora in avanti infatti sarà aperta al pubblico previa richiesta, ma può essere affittata per l’organizzazione di eventi.

L’edificio si presta benissimo come antico museo, all’interno infatti tutte le raffigurazioni storiche e religiose sono state lasciate intatte per poter essere ammirate oggi, dopo circa 1000 anni dalla loro realizzazione.

In quest’ottica proprio all’interno c’è un altro cimelio storico:

l’autentica moto Guzzi di Giuseppe Guzzi.

Con uno di questi rarissimi modelli Giuseppe Guzzi compie con successo un raid a Capo Nord nel giugno 1928.

Sentiero del Viandante cosa vedere Chiesa San Bartolomeo al Castello
Sentiero del Viandante cosa vedere Chiesa San Bartolomeo al Castello

Eventi e iniziative alla Chiesa di San Bartolomeo Al Castello

Il Sentiero del Viandante diventa così la casa di un qualcosa di ancora più grande, che richiama viandanti da tutta Italia, pellegrini, storici, curiosi, creativi.

L’ex Chiesa di San Bartolomeo potrà diventare sede di eventi ed iniziative organizzati previa richiesta ad Alessandro Longoni, trasformandosi così nella vera protagonista di questo tratto di Sentiero del Viandante.

Sei un’insegnante di Yoga e vuoi fare una lezione outdoor in totale tranquillità? Sei un musicista e hai bisogno di un luogo davvero incredibile dove far risuonare la tua musica?

Insomma, io la butto lì, se hai bisogno di organizzare un evento immerso nel verde, tra mura antiche e ricche di storia o in un ampio giardino affacciato sul lago, l’Abbazia di San Bartolomeo fa proprio al caso tuo.

La location si presta benissimo anche per la celebrazione di matrimoni laici.

Si trova in Via Del Viandante 20, 23821, Abbadia Lariana.

Ecco quindi una serie di contatti che possono esserti utile:

ricorda di contattare in tempo per organizzare e realizzare la tua iniziativa.

www.chiesadelviandante.com

3334528284

3339845932

Proprio nei pressi dell’edificio è presente un parcheggio libero e un parco giochi.

Si può arrivare a piedi alla Chiesa per chi vuole incamminarsi lungo il Sentiero del Viandante in giornata o come prima meta della prima tappa del trekking.

Il Sentiero del Viandante rimane l’unico cammino interamente raggiungibile in treno e per questo la Chiesa di San Bartolomeo al Castello resta facilmente raggiungibile anche tramite i mezzi pubblici.

Fammi sapere se andrai a visitarla e chissà, magari un giorno organizzerò una camminata lungo il Sentiero del Viandante e andremo insieme a scoprirla.

Che ne dici?

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