Ogni autunno succede la stessa cosa:
i social si riempiono di immagini dai colori accesi, compaiono articoli che suggeriscono “i posti migliori dove vedere il foliage” e questa parola, così evocativa, diventa quasi una calamita.
Viene usata ovunque, a volte senza che ci si fermi davvero a capire cosa stiamo osservando.
Ed è proprio qui che nasce il primo equivoco: il foliage viene raccontato come un evento da rincorrere, qualcosa da andare a vedere, da fotografare, da spuntare da una lista,
mentre in realtà è un processo naturale complesso, lento, profondamente legato alla fisiologia delle piante e ai cicli stagionali.
Se lavori con bambini, famiglie o gruppi in natura, probabilmente ti è capitato di portare qualcuno all’aperto in autunno e di sentire questa frase: “Guarda che colori, è il foliage!”.
La domanda, però, è un’altra: cosa resta davvero di questa esperienza, se provassimo ad andare oltre?
E soprattutto: come si trasforma un fenomeno naturale così affascinante in un’esperienza di educazione ambientale per ritrovare quella connessione con la natura che tanto vorremmo ricercare?
In questo articolo facciamo proprio questo passo in più.
Puoi leggerlo come “curioso di natura” per scoprire qualcosa in più oppure puoi usarlo come spunto pratico e di grande valore per migliorare il tuo lavoro con la natura.
In qualità di naturalista esploreremo insieme un po’ di botanica, scopriremo cos’è davvero il foliage dal punto di vista scientifico e, soprattutto, come spiegare questi concetti anche ai bambini, in modo che non restino parole vuote ma diventino esperienza, comprensione, relazione.
Cosa trovi in questo articolo
In questo articolo troverai:
- una spiegazione scientifica del fenomeno del foliage
- il legame tra fisiologia vegetale e stagionalità
- esempi concreti per spiegare il foliage ai bambini, differenziati per fascia d’età
- spunti pratici per trasformare l’osservazione autunnale in un’attività di educazione ambientale
- una riflessione sul perché sapere non basta, se non è accompagnato da un modo giusto di raccontare e far vivere le cose
- un luogo dove vedere questo fenomeno, in punta di piedi e con la consapevolezza rispettosa che hai ottenuto leggendo questo articolo
Cos’è il foliage: una curiosità botanica per tutti
Dal punto di vista botanico, il foliage è il risultato visibile di una serie di processi fisiologici che avvengono nelle piante caducifoglie quando le condizioni ambientali cambiano.
Con l’arrivo dell’autunno, la diminuzione delle ore di luce e il calo delle temperature segnalano alla pianta che è tempo di rallentare le attività metaboliche legate alla crescita, come quella primaverile ed estiva.
Durante la stagione vegetativa, le foglie sono verdi perché contengono clorofilla, il pigmento fondamentale per la fotosintesi clorofilliana, il processo attraverso cui la pianta produce energia a partire da luce, acqua e anidride carbonica.
Quando la pianta entra nella fase di riposo, la produzione di clorofilla diminuisce progressivamente e il pigmento verde viene assorbito dalla pianta per immagazzinare più nutrimento possibile per la stagione invernale.
È proprio in questo momento che diventano visibili altri pigmenti già presenti nelle foglie, ma fino a quel momento “coperti” dall’abbondante clorofilla: i carotenoidi, responsabili delle tonalità gialle e arancioni, e in alcune specie gli antociani, che regalano sfumature rosse, violacee e porpora.
Il colore che osserviamo non è quindi un’aggiunta… ma una rivelazione. Affascinante vero?
La foglia non “diventa” gialla o rossa per magia: semplicemente smette di essere verde!
Di fatto, è una strategia di sopravvivenza e un adattamento naturale alle condizioni esterne: la pianta recupera sostanze nutritive dalle foglie prima che cadano, riduce la superficie esposta al freddo e al gelo e si prepara ad affrontare l’inverno con un dispendio energetico minimo.
Fin qui, la parte scientifica… corretta, affascinante, ma da sola non basta.
Anche se già da questa spiegazione puoi trarre uno spunto su come spiegare questo fenomeno ad un gruppo adulto.
È scientifico, ma il lessico che ho utilizzato è semplice e comprensibile da tutti.
Ci sarebbe molto altro da dire, ma per non complicare le cose, questa è la spiegazione che ho dato anche ad un evento in cui ero presente come naturalista durante una camminata divulgativa e di benessere: la Migiondara, l’evento enogastronomico di Sondalo che si tiene in autunno.
Per proteggere qualcosa ci vuole amore. Per amare occorre essere interessati a tal punto dal provare empatia. Per provare empatia occorre… conoscere, sentire vicino, toccare con mano.
Sapere cos’è il foliage non è educazione ambientale: facciamo un passo in più
A questo punto è necessario fermarsi un attimo e fare una piccola riflessione.
Cerco sempre di portare verità e il mio pensiero personale, dettato dalla mia esperienza professionale, per restare fedele a me stessa e non farmi inglobare dal mondo caotico e piatto dei social media.
Basta cercare su Google o scorrere i contenuti di molti professionisti, per sapere cos’è il foliage e perché avviene dal punto di vista botanico. Le informazioni ci sono, sono accessibili, anche spiegate bene.
Quindi ecco il mio pensiero un po’ controcorrente…
Il problema non è la mancanza di contenuti, ma è cosa ne facciamo.
Se lavoriamo in educazione ambientale e ci fermiamo alla spiegazione teorica, stiamo solo trasferendo informazioni.
Educare, invece, significa accompagnare qualcuno a percepire, vedere e sentire un processo naturale, a collegarlo al proprio vissuto e a inserirlo in una relazione più ampia con l’ambiente.
La vera domanda, quindi, se fai educazione ambientale con lo scopo di Conoscere per Proteggere,
non è: “Sai spiegare cos’è il foliage?”.
Ma: “Come lo spieghi a un bambino? Come glielo fai vedere, toccare, percepire?”
Come spiegare il foliage ai bambini: esempi pratici per età diverse
Bambini 3–5 anni: partire dall’esperienza, non dalla spiegazione
Prima di tutto con i bambini più piccoli il foliage non si spiega, almeno non nel senso classico del termine: si vive, si osserva, si attraversa con lentezza.
In questa fascia d’età l’obiettivo non è trasmettere una conoscenza corretta, ma creare una relazione con ciò che accade intorno. Il foliage diventa un’occasione per allenare lo sguardo, i sensi, l’attenzione al dettaglio. Si parte dalle foglie a terra, dai colori diversi, dalle forme, dalla consistenza sotto le dita, dal rumore che fanno se calpestate piano.
L’adulto qui ha un ruolo fondamentale: non spiegare troppo, non anticipare, non riempire i silenzi.
Si raccolgono foglie diverse, si confrontano senza giudizio, si osserva quali sono ancora attaccate all’albero e quali no, si nota che alcune sono verdi e altre no. Le parole arrivano dopo, poche, essenziali, legate a ciò che il bambino ha appena visto: “L’albero sta cambiando, si sta preparando al freddo”.
In questa fase l’educazione ambientale non passa dal concetto, ma dal tempo che concedi all’esperienza e dalla qualità della presenza con cui accompagni ciò che accade.
Poi, se il tuo gruppo è particolarmente curioso e attratto dall’argomento, rispondi pure alle loro domande introducendo anche il lessico più scientifico: lo usi e lo spieghi.
Per esperienza, la maggior parte delle attività che ho proposto negli ultimi anni sono rivolte a questa fascia di età: non sono troppo piccoli per capire… ed è da qui che si può trasmettere l’amore e la connessione con la natura.
Bambini 6–8 anni: collegare ciò che vedono a una narrazione
Con i bambini un po’ più grandi si può iniziare a costruire un ponte tra l’esperienza e il racconto.
Il foliage diventa una storia che aiuta a dare senso a ciò che osservano, senza trasformarsi in una lezione.
Qui può essere utile usare immagini e metafore: la foglia come una piccola fabbrica che lavora tutta l’estate e che, con l’autunno, inizia piano piano a spegnere le luci. Il verde che scompare non è più un fatto misterioso, ma un segnale che qualcosa sta cambiando, che l’albero sta facendo una scelta per proteggersi.
Si può tornare più volte sulla stessa pianta, osservare come cambiano i colori nel tempo, confrontare foglie diverse, chiedere ai bambini cosa notano, cosa pensano stia succedendo.
L’educazione ambientale, qui, nasce dal dialogo: l’adulto non fornisce subito risposte, ma accompagna le domande, restituisce significato a ciò che emerge, senza forzare. Scopre, con i bambini, che fanno ipotesi e arrivano a conclusioni testando, sperimentando, facendo domande e provando a rispondere, anche da soli.
Il bambino che sa spiegare il foliage, in realtà, ti sta raccontando unaì consapevolezza nuova che ha interiorizzato: la natura cambia e questi cambiamenti non sono casuali.
Bambini 9–11 anni: dare parole ai processi senza perdere il legame con il reale
Con i bambini più grandi è possibile introdurre il linguaggio scientifico vero e proprio e aggiungere altri concetti botanici, ma sempre partendo dall’esperienza.
Qui ha ancora più senso nominare la clorofilla, parlare di fotosintesi, spiegare che i colori non “arrivano”, ma erano già lì, nascosti. Come ti dicevo, se i gruppi di età inferiore sono particolarmente interessati e ricettivi lo puoi fare anche se hanno 3 anni! Ai più grandi, puoi fare un lavoro più dedicato all’anatomia e alla fisiologia vegetale e andare più in profondità.
La differenza, però, non la fa il termine tecnico, ma il modo in cui viene inserito.
Il concetto scientifico dovrebbe aiutare a leggere meglio ciò che hanno osservato, non sostituirlo. Si può tornare sulle foglie raccolte, osservare le nervature, confrontare specie diverse, collegare il foliage ad altri cambiamenti stagionali che già conoscono. Mostrare ciò che di solito non si vede, con l’uso di strumenti, come il microscopio. Scoprire com’è fatta la clorofilla, scoprire le cellule, i cloroplasti, gli stomi…
In questa fascia d’età il foliage diventa una porta d’accesso per parlare di cicli naturali, adattamento, equilibrio, relazione tra clima e viventi.
È qui che l’educazione ambientale si intreccia con il metodo scientifico in modo più evidente: osservazione, ipotesi, confronto, riflessione.
Per avere un quadro ancora più completo, guarda questo breve video
Questo articolo sul foliage è davvero generoso, ho voluto lasciarti un sacco di informazioni e da come scrivo puoi comprendere anche come lavoro tutti i giorni. Sia con i bambini nelle mie offerte di educazione ambientale, sia con gli adulti, forse come te, che vogliono migliorare il proprio lavoro al fianco della natura.
In un articolo e in un contenuto online, però non posso analizzare tutte le variabili… perché ogni gruppo è diverso, ogni persona è diversa, ci sono metodi che funzionano in un caso e non nell’altro. Quindi prendi queste informazioni, testale, provale e fai esperienza. E per essere ancora più generosa, in questo breve video ti spiego come usare osservazione, strumenti e risorse per aiutarti nelle attività di educazione ambientale sul foliage.
Se pensi di aver bisogno di un sguardo più individuale, per aiutarti nel tuo approccio con le varie fasce di età nel lavoro, ti consiglio di prenotare una consulenza singola (nella mail, specifica che arrivi da questo articolo e spiegami bene di cosa hai bisogno, chi sei e cosa fai, così capisco se davvero posso aiutarti e in quale modalità).
Fare educazione ambientale come lavoro e professione riconosciuta significa anche smettere di improvvisare
Un aspetto che emerge chiaramente da questo articolo è anche questo: spiegare il foliage ai bambini non è una questione di creatività estemporanea, ma di progettazione educativa.
Serve conoscere il fenomeno, certo, ma serve soprattutto saper scegliere come accompagnarlo, con quali parole, con quali tempi, in base all’età e al contesto.
È qui che si vede la differenza tra portare fuori un gruppo e fare educazione ambientale sul serio.
Non nel numero di informazioni, ma nella qualità della relazione che si costruisce con l’ambiente.
Un luogo, non per “vedere il foliage”, ma per viverlo con rispetto
Se dovessi nominare un luogo, ne sceglierei uno solo, non come meta da collezionare, ma come invito a rallentare: un bosco di montagna, lontano dai percorsi più affollati, da attraversare con passo leggero, attenzione e cura.
Non come turisti in cerca dello scatto perfetto, ma come esploratori consapevoli di essere ospiti temporanei in un ecosistema complesso. In questo blog puoi trovare diversi articoli in cui racconto escursioni e cammini, soprattutto in Valtellina: ti invito a scoprire questi posti in punta di piedi, senza lasciare traccia e con il rispetto che occorre per frequentare i luoghi di montagna e i loro abitanti, di tutte le specie.
Un posto bellissimo per ammirare il foliage di conifere, è la Val Viola
Il foliage, lì, non è uno spettacolo… È una lezione silenziosa. Buona esplorazione!
Concludo lasciandoti un altro spunto pratico per comprendere meglio il lavoro dell'educazione ambientale
Se hai letto fino a qui e ci sei capitato per caso, mi presento al volo:
mi chiamo Benedetta Sala, sono laureata in Scienze Naturali e lavoro come educatrice ambientale e consulente per chi lavora con la natura e sente il bisogno di dare struttura, profondità e senso alle proprie proposte.
Se questo articolo ti ha fatto intuire che spiegare bene non basta, ma che serve progettare meglio, ti consiglio di leggere questo altro articolo, in cui racconto come e perché ho scelto questo ambito e perché, a un certo punto, può fare davvero la differenza lavorare con una consulente di educazione ambientale.








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